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"Piccolo non è più bello, le imprese devono fare scelte forti, rapide, importanti"

Recensione Conferenza UCID - Sezione di Varese del 27/4/2009

 

 

Riceviamo e pubblichiamo l'articolo apparso su RMFonline.it l'11/5/2009, scritto da Alma Pizzi, Vice Presidente della Sezione UCID di Varese

 

ECONOMIA - 10/05/09

PICCOLO NON È PIÙ BELLO, LE IMPRESE DEVONO FARE SCELTE FORTI, RAPIDE, IMPORTANTI

E' la ricetta del docente di economia e gestione delle imprese Alberto Onetti

 

Immagini simbolo della crisi che stiamo vivendo e dalla quale non siamo ancora fuori: una pista di prova per auto e una pista di decollo per aerei in America completamente invase da auto invendute; il porto di Singapore con una quantità enorme di navi fuori dalle banchine per non pagare dazi e in attesa di merci.
Alberto Onetti, docente di economia e gestione delle imprese all'Università dell'Insubria e "visiting professor" presso la San Francisco State University della California, illustra agli imprenditori dell'UCID (imprenditori e dirigenti cattolici) di Varese gli aspetti macroscopici di una crisi globale, trascinata dal debito e non dal credito, nata dal mercato bancario e non dai mercati finanziari.
L'azienda che non ha cassa muore anche se è sana, perché si crea un effetto domino.
In America, dove il professore è osservatore privilegiato, le aziende hanno iniziato a mettersi in linea, a ridurre le dimensioni per poi riprendere: ci sono state azioni correttive nell'immediato.
Al contrario in Europa si è aspettato, si è lasciato passare troppo tempo per avere risposte efficaci. Non si pensa che la crisi è anche un'opportunità, che occorre avere coraggio e fare scelte importanti.
La scelta giusta, secondo il docente, è concentrarsi sui problemi strutturali e non sui sintomi: la competizione è globale, c'è un fortissimo tasso di innovazione, il benessere diffuso è elevato, con la conseguenza che consumatori evoluti chiedono beni evoluti.
Ma continuare a innovare riduce i cicli di vita dei prodotti, le dimensioni spazio-tempo per le aziende si concentrano, i prodotti diventano vecchi prima.
Altro problema: l'Europa ha una valuta unica che è forte ma fa perdere competitività alle esportazioni, mentre gli acquisti all'estero vengono fatti in condizioni di favore. E' quindi il momento di acquistare aziende all'estero.
Ma l'Italia, pur con un Euro forte, appare defilata, vi è un'accresciuta volatilità, aumenta il rischio d'impresa, le aziende hanno un orizzonte di vita molto basso.
Cambia la convenienza di alcuni mercati: l'Est non conviene più come delocalizzazione a basso costo ma è interessante come mercato di sbocco; la Cina è conveniente ma è troppo lontana e ha un costo del lavoro in crescita. Alcune aziende che erano andate in quel Paese e in India stanno tornando a casa. L'Africa può diventare interessante ma ha molti problemi geo-politici. Il Messico ha ridotto le paghe degli operai per diventare competitivo.
L'Italia non può più essere sede di aziende a basso valore di produzione (come il tessile e l'abbigliamento, settori tipici del Varesotto): è il momento di fare investimenti all'estero e comprare valuta all'estero.
E' difficile prendere decisioni in questo scenario, servono grandi tecnici.
I bassi costi sono un fattore competitivo necessario; le tre strade da prendere, le uniche alternative alla delocalizzazione, sono l'innovazione, l'automazione e l'immagine.
L'immobilismo è sbagliato, la caratteristica del fare impresa oggi è l'internazionalizzazione.
Scegliere quindi: alcune attività possono essere convenientemente svolte in Italia, altre no. Occorre fare scelte forti, rapide, importanti, perché "piccolo non è più bello" ("piccolo è bello" è stato lo slogan del Varesotto per troppo tempo).
Le aziende piccole hanno meno opzioni di quelle grandi, mentre l'innovazione richiede una massa di investimenti. Così le imprese grandi crescono, le piccole soffrono.
Se i problemi strutturali non si risolvono, è la conclusione del professor Onetti, la crisi continuerà.

di: Alma Pizzi *

*Alma Pizzi

 Vice Presidente UCID Sezione di Varese

 


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