RIFLESSIONI SUL BENE COMUNE
A CURA DEL DOTTOR NICOLA PETROLINO
Il Bene Comune:
Devo ritenere, per quanto superfluo, che il concetto di Bene Comune
si voglia qui riguardare alla luce della dottrina sociale della
Chiesa cui, in quanto ucidini, dobbiamo informare la nostra indagine
nonché in base alle indicazioni scaturite dalla recente “Settimana
Sociale dei cattolici italiani” , improntata appunto sul Bene
Comune.
Va da sé che così inteso (e non pare possibile altro approccio)
risulta assai difficile rappresentare il Bene Comune attraverso una
visione nozionistica o sulla base di proposizioni, talvolta
confligenti sul piano concettuale, quali quelle risultanti dal
suddetto questionario.
Ricerche da me condotte anche sulla scorta delle opere del grande
scrittore cattolico Jacques Maritain, di alcuni scritti di
sociologia e dei documenti ecclesiastici, in primis gli Atti
del Concilio Vaticano II (in particolare la costituzione Gadium
et spes) mi hanno consentito di offrire una interpretazione
articolata della nozione di Bene Comune, compendiata nel mio lavoro
del 18/10/2005 “Bene Comune e Morale Cristiana”, a suo tempo redatto
a beneficio della nostra commissione e sottoposto all’attenzione Tua
e del presidente del Gruppo, Grand'Ufficiale Renzo Bozzetti, che ne
ha apprezzato il contenuto.
……… La morale cristiana, cui ci ispiriamo, insegna che il fine
dell’uomo è il Bene Comune, inteso come viatico per il completamento
del proprio essere nell’ambito della Comunità e per la piena
realizzazione della propria vita attiva e contemplativa, in un
contesto nel quale ciascuno è liberamente responsabile del bene di
tutti e dove tutti sono liberamente responsabili del bene di
ciascuno.
Va da sé, pertanto, che il Bene Comune non è soltanto l’insieme
dei beni e servizi di pubblica utilità e di interesse nazionale
(strade, porti, scuole ecc.), sui quali si regge l’organizzazione
della vita della società né le buone finanze dello Stato, il tessuto
delle giuste leggi e delle buone consuetudini né, infine, la forza
delle tradizioni che ne costituiscono il fondamento.
Di certo comprende tutto ciò, ma è qualcosa di più e di più
profondo perché racchiude la somma (che non è la semplice
collezione di unità sovrapposte) di tutto quello che vi è nella
Comunità di coscienza civica, di virtù politiche, di valori
religiosi ed etici, di senso del diritto e della libertà ma anche di
prosperità materiale……………
Siffatte mie argomentazioni avrebbero potuto, indubbiamente, essere
arricchite o completate attraverso il competente contributo dei
colleghi della commissione cultura, ove il suddetto documento fosse
stato portato all’attenzione del consesso, come sembrava auspicabile
nel comune interesse.
Per quanto concerne i rimanenti quesiti proposti: “ come si
incrementa”, “cosa lo riduce “, relazione con altre dimensioni
dell’essere (trascendenza, spiritualità, creato, lavoro dell’uomo),
spero di aver dato soddisfacenti risposte con il secondo e più
impegnativo mio lavoro “ Bene Comune e società del benessere” , la
cui stesura – come Tu sai – ha comportato circa tre mesi di intensa
e continuativa applicazione, tanto da costringermi a disattendere
per qualche tempo i lavori della commissione.
Faccio pertanto espresso rimando alle riflessioni ivi sviluppate,
mentre prego i colleghi che non ne fossero in possesso di fare
riferimento al testo pubblicato in Internet grazie al Tuo
cortese, amichevole interessamento, come da lettera del 16/11/2007,
con la quale auspicavi l’apertura di una discussione on line
sull’argomento.
Come altre volte osservato, lo scenario che oggi interpella la
nostra coscienza, come cristiani, è sempre più caratterizzato dalla
presenza di disvalori che – ove non efficacemente contrastati –
finiranno per minare con corrosiva progressione le fondamenta morali
e civili della società.
Si impone quindi uno stile di vita quotidiano che non contraddica e
che neanche si discosti troppo dalle convenzioni proclamate e anzi
ne offra la prima verifica.
Una condotta idonea a riaffermare, con un supplemento di impegno,
una concezione di vita che anteponga in ogni circostanza l’etica
della lealtà nei rapporti interpersonali e della solidarietà
al vantaggio personale e che metta al centro la persona umana, la
sua dignità, e la sua capacità di operare per il Bene Comune.