Iniziative.

Commissione cultura.

Piacenza 2007. Trascrizione.

U.C.I.D.

Gruppo Regionale Lombardo

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* * *

 

Conferenza 12 Maggio 2007

TAVOLA ROTONDA DELL'UCID GRUPPO LOMBARDO

"IMPRESA: RUOLO DEI PROFESSIONISTI E BENE COMUNE"

Università Cattolica del Sacro Cuore - Sede di Piacenza

 

* * *

 

 

Il Gruppo Regionale Lombardo della UCID – Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti

e la UCID Sezione di Piacenza, La invitano a partecipare:

Sabato 12 Maggio 2007 con inizio ore 09.45 e termine ore 12.45

alla Tavola Rotonda

“IMPRESA: RUOLO DEI PROFESSIONISTI E BENE COMUNE”

 

Saluta:

Libero Ranelli

Direttore sede Piacenza Università Cattolica

Pier Paolo Cagnani

Presidente UCID Sezione di Piacenza

S.E. Mons. Luciano Monari

Vescovo di Piacenza - Bobbio

Introduce:

Renzo Bozzetti

Presidente UCID Gruppo Lombardo

Modera e conclude:

Amedeo Nigra

Avvocato e Giornalista

Intervengono:

Giuseppe Bernoni  

Avvocato, Dottore Commercialista,

già Presidente Nazionale Dottori Commercialisti

Guido Corbetta

Pro Rettore Università Bocconi

Paolo Giuggioli

Presidente Ordine Avvocati di Milano

Gianni Locatelli

Presidente Trafigura Electricity Italia S.p.a.,

già Direttore Generale RAI TV e Il Sole 24 Ore

Piero Migliarese

Ordinario Ingegneria Economico - Gestionale

Università Cattolica del Sacro Cuore                                          UCID Gruppo Lombardo                                                     UCID Sezione di Piacenza

Via Emilia Parmense, 84 PIACENZA (Parcheggio interno)                tel. 02 76020049                                                               tel. 0523 599389

(Autostrade: A1 – uscita  Piacenza Sud ,  A21 – uscita Piacenza Est)                             ucidgruppolombardo@libero.it                                           angelo.manfredini@unicatt.it

in direzione città.                                             E’ previsto un coffee break.

                                                                                          

 

“L’UCID s’interroga sul Bene Comune

La Commissione Cultura dell'UCID Gruppo Regionale Lombardo, attraverso alcune conferenze, da tenersi nelle varie sedi locali, si domanda se e con quali regole, sia possibile superare la netta contrapposizione tra impresa e solidarietà, attualmente presente nel linguaggio economico comune. In quest'ambito, in collaborazione con altrettante Sezioni Lombarde, si organizzano queste quattro tavole rotonde:

  • Impresa: tutela del Bene Comune: testimonianze, esperienze e idee di imprenditori e dirigenti - 18 Novembre 2006 a Como;

  • Impresa: ruolo dei Professionisti e Bene Comune: il compito dei professionisti per lo sviluppo -12 Maggio 2007 a Piacenza;

  • Impresa: ruolo della Famiglia e Bene Comune: riflessioni sul ruolo della famiglia, nella società e nella economia - 17 Novembre 2007 a Novara;

  • Impresa: ruolo del Non-Profit e Bene Comune: testimonianze e idee sul terzo settore - primo semestre 2008 a Milano.

 

 

Libero Ranelli: In qualità di Direttore della Sede sono lieto di dare il benvenuto a tutti loro qui convenuti per il convegno “Impresa: ruolo dei professionisti e Bene Comune”. Per prima cosa voglio dare lettura di un messaggio di saluto che il Rettore dell’Università Cattolica, prof. Lorenzo Ornaghi, ha fatto pervenire.

 

Lorenzo Ornaghi: Poiché non mi è possibile partecipare, a causa di impegni programmati da tempo, al convegno “Impresa: ruolo dei professionisti e Bene Comune”, desidero far pervenire il più cordiale saluto a tutti i presenti ed esprimere il sentito ringraziamento a quanti hanno collaborato all’organizzazione di questo evento.

Ringrazio in particolare il Gruppo Regionale Lombardo dell’UCID – Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti, nella persona del Presidente Renzo Bozzetti, a cui va la mia stima e gratitudine anche per il contributo da lui offerto quale membro del Consiglio d’Amministrazione dell’Università Cattolica.

Un vivo apprezzamento rivolgo alla Sezione di Piacenza dell’UCID. Ringrazio il Presidente Pier Paolo Cagnani e il Presidente Onorario Luigi Gatti, a cui la Sede piacentina dell’Ateneo del Sacro Cuore è tanto riconoscente,  per l’attenzione riservata in questi anni.

Ringrazio sentitamente Sua Eccellenza Mons. Luciano Monari, Vescovo di Piacenza-Bobbio, che, sempre vicino all’Università Cattolica, ha voluto essere presente anche  a questo convegno portando il suo indirizzo di saluto.

Ai relatori giungano i sensi della mia gratitudine per il contributo offerto al successo di questo significativo incontro.

 

LIBERO RANELLI: Desidero ringraziare a mia volta la Sezione piacentina dell’UCID, che ha sede proprio presso questa Università, per le iniziative promosse e le collaborazioni maturate in questi anni.

Con l’incontro odierno la Sede di Piacenza dell’Università Cattolica conferma la propria vocazione a essere polo di formazione e di aggiornamento, al servizio del territorio in cui è radicata e del quale intende incentivare lo sviluppo culturale.

Grazie.

monsignor Luciano Monari: Il vero modo che abbiamo di fronte è l'antropologia. Naturalmente sono contento di salutare, anche a nome di tutta la nostra Diocesi, il gruppo regionale dell’Ucid per questa “Tavola rotonda sulla ricerca del bene comune e sul ruolo dei professionisti in questa ricerca”.

Il tema è molto interessante, perché coinvolge la vita delle persona in tutte le sue dimensioni: quella biologica, ma anche economica, sociale, politica, culturale e spirituale.

Voglio dire, quando parliamo di “bene comune” ci riferiamo ad una nozione dinamica che si sviluppa e si modifica con il cambiare e il rinnovarsi delle situazioni, ma che mantiene sempre il riferimento essenziale all’unità e alla globalità della persona umana.

Se ‑ ci hanno ripetuti i Papi e ci ha ripetuto il Card. Ruini negli anni della sua Presidenza della CEI ‑ “il vero modo che abbiamo di fronte è quello dell’antropologia” [1], cioè della concezione della persona umana che noi cerchiamo di servire, la riflessione sul bene comune è al centro dei problemi che dovremmo inevitabilmente affrontare.

E credo si tratti innanzitutto di acquisire una nozione corretta, cioè completa, di bene comune, che non significhi ad alcuni aspetti che sono necessari ma insufficienti.

Voglio dire: ci accorgiamo tutti che nella ricerca del bene comune è essenziale la crescita del PIL, perché se non cresce il Prodotto Interno Lordo viene meno la possibilità di distribuire una ricchezza sufficiente, e viene meno la possibilità di provvedere ad anziani o ammalati o di garantire una educazione e una formazione sufficiente.

Però nello stesso tempo bisognerà ricordare che per essere felice l’uomo ha bisogno di una serie di esperienze affettive integrale: ha bisogno di rapporti umani schietti, ha bisogno di sviluppo della sua sensibilità artistica e religiosa, ha bisogno di sviluppare il suo pensiero e i valori etici nel suo comportamento, c’è bisogno di tutto questo.

Se uno riflette sul bene comune deve tenerne conto, perché la società migliore è evidentemente quella che offre alle persone le migliori opportunità di vivere la loro umanità. Non semplicemente quella che offre il massimo di ricchezza materiale, ma quello che offre il massimo di umanità. La ricerca materiale ci sta dentro, ma non è tutto.

Ma per garantire la sicurezza delle persone è altrettanto necessario che si parli di solidarietà.

Così è prezioso l’impegno che vi siete proposti di superare la contrapposizione tra l’impresa e la solidarietà. Non si tratta solo di una esigenza autonoma, che scaturisce da una scelta ideale astratta; ma si tratta di prendere atto della realtà della persona umana come, diceva Aristotele, “animale sociale”, cioè come soggetto che si realizza solo aprendosi alla responsabilità nei confronti degli altri; e che dalla responsabilità che gli altri hanno nei suoi confronti trae motivo di sicurezza e di speranza.

Cioè il problema della sicurezza sembra che preoccupi… solo che lo riduciamo ad un “programma di ordine pubblico”. E naturalmente il “programma di ordine pubblico” ne è una dimensione fondamentale. Ma per garantire la sicurezza delle persone ‑ la “percezione di sicurezza” ‑, è altrettanto necessario che si parli di “solidarietà”, perché questa percezione sia ampia e serena [2]. Se percepisco che gli altri hanno una responsabilità nei miei confronti e che se l’assumano, il mio atteggiamento di fronte evidentemente alla società diventa più fiducioso.

Buon lavoro, e vi auguriamo di immettere nel circuito culturale del nostro Paese stimoli efficaci di pensiero, di esperienza e di progettualità, perché la nostra Europea, che in certi momenti sembra un pochino invecchiata e stanca, possa ritrovare la gioia di vivere e il coraggio di rischiare per il bene della persona umana.

Buon lavoro!

* Cv. Documento rilevato come amanuense dal registratore, scritto in uno stile parlato e in una forma didattica e con riferimenti biblici, ma non rivisto dall’autore.

[1] Compendio Dottrina Sociale della Chiesa. 527 L'azione pastorale della Chiesa in ambito sociale deve testimoniare anzitutto la verità sull'uomo. L'antropologia cristiana permette un discernimento dei problemi sociali, per i quali non si può trovare buona soluzione se non si tutela il carattere trascendente della persona umana, pienamente rivelato nella fede.1118 (Gaudium et spes). L'azione sociale dei cristiani deve ispirarsi al principio fondamentale della centralità dell'uomo.1119 (Mater et magistra). Dall'esigenza di promuovere l'integrale identità dell'uomo scaturisce la proposta di quei grandi valori che presiedono ad una convivenza ordinata e feconda: verità, giustizia, amore, libertà.1120 (Pacem in terris) La pastorale sociale si adopera affinché il rinnovamento della vita pubblica sia legato ad un effettivo rispetto di tali valori. In tal modo, la Chiesa, mediante la sua multiforme testimonianza evangelica, mira a promuovere la coscienza del bene di tutti e di ciascuno come risorsa inesauribile per lo sviluppo dell'intera vita sociale.

[2] Compendio Dottrina Sociale della Chiesa 229 La solidità del nucleo familiare è una risorsa determinante per la qualità della convivenza sociale, perciò la comunità civile non può restare indifferente di fronte alle tendenze disgregatrici che minano alla base i suoi stessi pilastri portanti. Se una legislazione può talvolta tollerare comportamenti moralmente inaccettabili,509 (Evangelium vitae) non deve mai indebolire il riconoscimento del matrimonio monogamico indissolubile quale unica forma autentica della famiglia. È pertanto necessario che le pubbliche autorità, « resistendo a queste tendenze disgregatrici della stessa società e dannose per la dignità, sicurezza e benessere dei singoli cittadini, si adoperino perché l'opinione pubblica non sia indotta a sottovalutare l'importanza istituzionale del matrimonio e della famiglia ».510 (Familiaris Consortio) È compito della comunità cristiana e di tutti coloro che hanno a cuore il bene della società riaffermare che « la famiglia costituisce, più ancora di un mero nucleo giuridico, sociale ed economico, una comunità di amore e di solidarietà che è in modo unico adatta ad insegnare e a trasmettere valori culturali, etici, sociali, spirituali e religiosi, essenziali per lo sviluppo e il benessere dei propri membri e della società ».511 (Carta dei Diritti della Famiglia).

Pier Paolo Cagnani: Il seminario odierno è il secondo di una serie di quattro incontri organizzati dalla “Commissione Cultura dell’UCID Gruppo Lombardo”. Il tema trattato oggi riguarda il compito dei professionisti in relazione alla creazione e allo sviluppo del Bene Comune.
L’incontro approfondirà, con casi pratici e l’esperienza dei relatori, la funzione delle professioni nell’assistenza alle aziende ovvero come fattore di conoscenza e operatività prestato alle imprese per la tutela e lo sviluppo del bene comune.
Per chi non lo sapesse, l’UCID - Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti è stata fondata come Unione di Cristiani legati dalla responsabilità imprenditoriale nell’ambito delle aziende e delle professioni.
L’UCID è la modalità che abbiamo noi soci per testimoniare a noi stessi e alle persone che ci incontrano come l’esperienza cristiana che stiamo vivendo dia vigore e ragioni alla nostra passione per il lavoro e alla voglia che abbiamo di costruire e creare ricchezza per tutti.
Do il benvenuto ai relatori: l’Avvocato Bernoni, il Dottor Corbetta ed il Professor Migliarese che saranno poi introdotti e coordinati dall'Avvocato Nigra.
Vorrei, prima di passare la parola al nostro Presidente del Gruppo Lombardo Gr. Uff. Rag. Renzo Bozzetti, ricordare una cosa: oggi, a Roma, come immagino tutti ben sappiate, si terrà il Family Day. L’UCID è una delle associazioni promotrici di questo importante evento. Noi, come Cattolici, confermiamo la volontà di essere al servizio del Paese, impegnandoci sempre più sul piano culturale e formativo in favore della famiglia. Come cittadini in questo Paese avvertiamo il dovere irrinunciabile di spenderci per la tutela e la promozione della famiglia, che costituisce per noi un bene umano fondamentale e quindi come cittadini e come cattolici affermiamo che ciò che è bene per la famiglia è bene per il Paese.
Scusate se vi ho rubato questi due minuti parlando anche del Family Day ma per noi è importante.
Passo ora la parola al Presidente Renzo Bozzetti, che introdurrà i lavori di oggi.
Grazie.

Renzo Bozzetti: Signore e Signori, Soci e amici dell’UCID, un cordiale saluto ed un benvenuto a questo appuntamento di Piacenza organizzato dal Gruppo Lombardo in stretta collaborazione con la locale sezione UCID, che ringrazio per la faticosa opera preparatoria, per l’accoglienza, per l’ospitalità e la generosa offerta del coffee break di metà mattina.

Caro Presidente Cagnani, te ne siamo grati, ricambiamo di cuore il tuo saluto e ci complimentiamo per tutto quanto predisposto per questa mattinata che passeremo in questa sede di Piacenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Ringrazio il direttore Ranelli per il saluto e per l’ospitalità.
Un grazie ai componenti della Commissione Cultura ed al suo Presidente, l’amico avvocato Nigra, per l’entusiasmo nell’affrontare il tema del Bene Comune proponendo iniziative e sintesi costruttive per il raggiungimento degli scopi prefissati.

Sono lieto di rilevare e salutare una buona rappresentanza qui presente delle diciotto sezioni del Gruppo Lombardo. In particolare lasciatemi salutare il Presidente onorario della sezione UCID di Piacenza, per tanti anni presidente effettivo, alfiere dell’UCID, non solo per Piacenza, ma anche per il Gruppo Lombardo. Caro Gatti: a nome dell’UCID tutta ti sono grato per quanto fatto e per quanto continuerai a dare alla nostra organizzazione.

L’UCID si domanda se e con quali regole sia possibile superare la netta contrapposizione tra Impresa e solidarietà. Lo fa con incontri associativi al suo interno e con quattro tavole rotonde aperte all’esterno i cui temi sono:

-  tutela del Bene Comune (Como, 18 novembre 2006);

-  ruolo dei professionisti e Bene Comune (odierna);

-  ruolo della famiglia e Bene Comune (Novara, 17 novembre 2007);

-  ruolo del No Profit e Bene Comune (Milano, primo semestre 2008).

A queste tavole rotonde partecipano esperti che, con le loro significative testimonianze, contribuiscono all’analisi globale intrapresa dalla nostra commissione culturale, per formulare un decalogo in ordine ai comportamenti che l’Impresa, tramite i soggetti che la compongono, deve praticare per soddisfare il Bene Comune.

La tavola rotonda di oggi affronta il tema: “Impresa: Ruolo dei professionisti e Bene Comune, il compito dei professionisti per lo sviluppo”. Ne parlano valenti relatori che sin d’ora desidero ringraziare per la loro disponibilità e per il contributo testimoniale che ci doneranno, ognuno con la propria specifica esperienza.

I loro curricula sono veramente ampi, mi limiterò a citarne solo una parte.

Avv. Dott. Giuseppe Bernoni: avvocato, dottore commercialista, titolare di studio di consulenza tributaria, societaria e legale, già Presidente Nazionale Ordine dei Commercialisti e Vice Presidente della “Federation des Esperts Contable”.

Prof. Guido Corbetta: Pro Rettore dell’Università Bocconi, amministratore delegato di Partner Spa, consulenza direzionale. Mi piace inoltre ricordare il suo impegno quale professore di Strategia delle aziende familiari (AidAF - Alberto Falck), prima cattedra convenzionata nella storia dell’Università Bocconi.
Prof. Piero Migliarese: ingegnere esperto in organizzazione ed ordinario di ingegneria economica/gestionale presso l’Università della Calabria. Collabora con il Politecnico di Milano.

L’Avv. Paolo Giuggioli, indicato in programma quale relatore non è presente per sopravvenuti impegni istituzionali.

Purtroppo solo ieri sera il Dott. Gianni Locatelli ci ha comunicato il suo rammarico per non poter essere presente per un lutto che ha colpito la sua famiglia.

La giornata prosegue come da programma con i valenti relatori presenti che avranno più spazio per intrattenerci con le loro testimonianze e per rispondere ad eventuali domande.

Nel merito del tema dell’odierno incontro, traendo le conclusioni anche dal primo convegno di Como, desidero sottolineare come l’impresa debba essere il luogo in cui viene tutelato e valorizzato il Bene Comune. Bene Comune che, inteso secondo il compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, è una logica che non può essere disattesa. Non si può sacrificare il bene di qualcuno, quale ne sia la condizione di vita, per migliorare il bene di qualcuno altro e ciò per la fondamentale ragione che quel qualcuno è una persona umana. Il rispetto per l’uomo deve divenire condizione imprescindibile per ogni forma di sviluppo aziendale ed economico. Su tale contesto un’opera fondamentale può essere svolta dai professionisti che sempre più, in una economia globalizzata e specialista, svolgono un ruolo strategico per la crescita del sistema imprenditoriale. Sempre più la fortuna e lo sviluppo dell’azienda dipendono dall’attività dei professionisti altamente specializzati di cui l’azienda si avvale. Ecco quindi che i professionisti che si riconoscono nei valori cristiani devono guidare l’azienda verso il perseguimento del Bene Comune, come piena attuazione della propria missione. La responsabilità sociale del sistema imprenditoriale è elevatissima. Basti pensare ai condizionamenti che l’attività d’impresa può esercitare non solo sul mercato ma anche sul tessuto economico, sociale e culturale in cui opera. I professionisti dovrebbero a tale riguardo sollecitare l’imprenditore ad imprimere un impulso alla valorizzazione del lavoro, alla crescita del senso di responsabilità personale e sociale, ai valori umani utili al progresso del mercato e della società. Il lavoro non deve essere considerato ai soli fini reddituali, ma va ritenuto soprattutto un valore per la crescita e la realizzazione delle persone. L’azienda deve divenire il luogo dove costruire se stessi e la propria famiglia con l’opera delle mani o dell’ingegno, ma anche il luogo dove ciascuno sente d’avere una dignità. Bisogna evitare i comportamenti che non rispettano la persona e che, focalizzando l’attenzione solo sulla redditività, creano condizioni di lavoro insicuro e di pericolo, generando anche incidenti mortali come avviene in questi tempi. Confido che queste brevi valutazioni possano rappresentare validi spunti di riflessione per il dibattito che seguirà.
Noi tutti aderenti all’UCID abbiamo un impegno preciso: quello di diffondere nell’azione imprenditoriale del nostro Paese il valore fondamentale del Bene Comune come base di sviluppo economico, sociale e umano. Grazie dell’attenzione.

Amedeo Nigra: Oggi siamo qui alla seconda tavola rotonda indetta dal Gruppo Lombardo UCID con riferimento al tema “L’UCID si interroga sul Bene Comune“. Dò quindi la parola al Dottor Giuseppe Bernoni.

Giuseppe Bernoni: Può un dottore commercialista e un avvocato che svolge nel campo tributario prevalentemente la sua attività, anche se non in modo esclusivo, dare un contributo al Bene Comune? Questo è il tema che devo trattare oggi. Prima però consentitemi di esprimere un ringraziamento all’UCID, per la vostra organizzazione, per quello che state facendo e per queste conferenze. E un ringraziamento all’Università Cattolica, perché io debbo tutto all’Università Cattolica. Ero un giovane ragioniere che ha potuto fare il corso serale di Economia e Commercio all’Università Cattolica di Milano, quando i tempi di una volta erano diversi e alla sera noi facevamo i corsi e gli esami come chi frequentava di giorno. Quindi, scusatemi, io ho un debito di riconoscenza e testimonianza verso l’Università Cattolica e mi piace essere qui tra voi in questa sede. Parlo un po' come dottore commercialista e un po’ come avvocato, perché sempre all’Università Cattolica ho conseguito la laurea in Giurisprudenza, sempre mentre lavoravo. E poi ho superato l’esame di Stato d’avvocato ma non faccio l’attività di difesa in tribunale. La mia competenza è extra giudiziaria, salvo la difesa fiscale che conosco avendo anche fatto il Presidente della Commissione Tributi Locali, quando c’era l’imposta di famiglia ed il Giudice d’appello per venti anni nella Commissione Tributaria di Milano.
Come possiamo dare un contributo a questo bell’incontro che porta in evidenza il tema del Bene Comune? Come può il professionista aiutare l’impresa realizzando il Bene Comune? Soprattutto nell’ambito di una attività cruciale, delicata, difficile, complessa come quella tributaria e come quella dell’ambito del sindaco di società commerciale, di consulente aziendale, di curatore di fallimento? Non è facile perché l’ordinamento giuridico non aiuta in questo campo. Per stare al tema fiscale, una grande rivoluzione è stata fatta; sono cambiati i tempi degli anni Sessanta in cui la cultura consentiva la tolleranza verso certi comportamenti, perché si giustificava con il fisco che aggrediva senza ritegno o dicendo che non spendevano bene i quattrini i nostri governanti. Forse qualcosa di questo ancora c’è, ma è cambiato molto il sistema. C’è stata una maturazione, ma in particolare cito due grandi elementi che hanno aiutato ad avvicinarci al Bene Comune, che non è facile da realizzarsi soprattutto in questo campo, poiché non ci sono tutte le componenti che faciliterebbero, se ci fossero, l’avvicinarsi al Bene Comune. Mi riferisco in primo luogo a una norma di legge: lo Statuto dei Diritti del Contribuente. Noi come osservatori fiscali della Camera di Commercio (sono Vice Presidente della Camera di Milano) abbiamo fatto un grande sforzo per facilitare questa normativa e soprattutto per applicarla. La Corte di Cassazione ha enfatizzato questa norma. Per sintetizzarla in due parole, la normativa ha dato una scossa forte che non si percepisce in tutta la sua portata. E cioè una fiducia maggiore e non totale nel comportamento, nel rispetto, nella buona fede, così dice la legge, nel rapporto fisco-contribuente. Pensate a tanti anni fa e pensate ad oggi. Ciò che dico è relativo; è un confronto col passato per noi uomini di fede che speriamo e crediamo sempre in un maggiore Bene Comune e non possiamo ignorare che c’è stato un cambiamento notevole nella cultura e nel comportamento. Con questo non voglio dire che oggi il comportamento è perfetto, tutt’altro; ma c’è stato un cammino notevole. L’altro elemento rilevante che voglio segnalarvi e che può avvicinare al Bene Comune, se non viene usato in modo troppo violento, perché come in tutte le cose bisogna avere equilibrio, è l’utilizzazione della telematica nel campo fiscale. Quando ero Vice Presidente della Federazione “Des Esperts Contable”a Bruxelles spiegavo cosa stavano facendo l’Italia e le nostre autorità in questo campo della telematica. Sapete che le dichiarazioni fiscali vengono trasmesse telematicamente. Non ero creduto e c’era perplessità nel ritenere che l’Italia fosse così avanti in questo campo, siccome l’Italia è vista come una cenerentola. In effetti noi siamo all’avanguardia nell’uso della telematica. Oggi l’anagrafe tributaria ha una serie di elementi per cui conosce direttamente i redditi fiscali e la posizione fiscale del contribuente entro l’anno successivo a quello della produzione del reddito. Poi bisogna vedere come vengono usati questi strumenti; però sicuramente, se usati nel modo giusto, rappresentano un altro elemento per avvicinarsi al Bene Comune.
Bozzetti ha detto che noi dobbiamo stimolare l’imprenditore. Ma se è vero che il nostro legislatore ha fatto questa ottima legge che è lo statuto del contribuente, il primo a non avere rispettato questa legge è proprio il legislatore. Mentre l’esecutivo, l’Agenzia delle Entrate, l’Amministrazione finanziaria, hanno svolto un ruolo di gradualità aderente alla normativa dello statuto del contribuente, il legislatore non ha per niente rispettato questa legge che ti dava la misura. Oggi una delle maggiori difficoltà nel nostro campo (e questo allontana dal Bene Comune professionisti, contribuenti ed imprese), è la mancanza o insufficienza di legalità. Ci manca in modo più adeguato la certezza del diritto.
Cosa possiamo fare noi professionisti? Sollecitare l’imprenditore al rispetto della norma; ma in un momento in cui c’è relativismo etico e individualismo, per dare un servizio eccellente e adeguato in termini deontologici, tecnici, di rispetto del Bene Comune, in un’epoca globalizzata e complessa dobbiamo dedicarci con molto impegno tecnico, perché la maggior parte del tempo dobbiamo spenderlo nello studio. Sembra incredibile ma è una difficoltà notevole. Il nostro privilegio è studiare per far fronte ai cambiamenti di ogni legislazione. Poi abbiamo il dovere d’essere corretti. Un tempo, durante le verifiche fiscali, c’erano certi comportamenti-fenomeni non leciti e devo dire che la situazione, da quanto sento dalle aziende, è cambiata notevolmente. Fa parte di quel miglioramento che c’è stato, che è relativo ma che è ciò su cui tutti noi dobbiamo lavorare. E chiudo ricordando S. Agostino, quando dice: “Signore ci hai creati per te, il nostro cuore inquieto non trova vera pace se non in te”. Purtroppo il professionista, il contribuente, le imprese non hanno trovato finora la pace in campo fiscale. Ho fatto una sintetica rappresentazione realistica, come deriva dalla mia esperienza. Occorre fare di più tutti quanti, perché il nostro cuore sia più in pace. Le imprese devono non solo rispettare tutta la legislazione, ma debbono preoccuparsi di fare anche il business, come diceva il Vescovo, aumentare il P.I.L., realizzare una competitività che oggi cresce notevolmente con la globalizzazione. Nel nostro campo la competizione è notevole e non sempre si avvicina al Bene Comune. Bisogna stare attenti in questa competizione a non lasciarsi troppo trascinare da elementi che sono non in conformità al Bene Comune. È facile dirlo, ma non è così facile farlo, anche perché il sistema non ci aiuta più di tanto e quindi noi dovremmo fare uno sforzo per essere più vicini al Bene Comune. Grazie.

Guido Corbetta: Buongiorno a tutti. Io sono particolarmente lieto di essere qui e ringrazio quindi l’amico Bozzetti e l’avvocato Nigra di avermi invitato perché mi legano all’UCID bellissimi anni della mia formazione e devo dire che non ho mai perso di vista l’UCID, anche se ho avuto poi questo impegno più rilevante nell’Associazione Italiana Aziende Familiari. Questa ha poi attenuato le nostre frequentazioni, ma certamente invece non una comunione di valori e principi che ci lega. La prima ragione per cui sono lieto è che siamo in una Università e io sono una persona che ha fatto la scelta principale di stare con i giovani e insegnare in Università. Questa è stata la scelta della mia vita e sono contentissimo. Fatte queste premesse doverose ho provato ad articolare cinque o sei riflessioni.
La prima è che quando parliamo di professionisti pensiamo a commercialisti, avvocati, consulenti in genere, cioè di una serie di persone che collaborano con una impresa, con una unità economica. La definizione di Bene Comune io non credo sia semplice. Mi è noto ciò che la Chiesa Cattolica intende per Bene Comune. Chi ha avuto l’avventura di leggere i miei primi quattro libri, sa che in tutte le mie prefazioni ringrazio il Prof. Masini, con cui sono entrato in università e che mi ha insegnato che noi dobbiamo lavorare per il Bene Comune. Solo che quando lo scriveva negli anni settanta, era abbastanza chiaro a tutti cosa intendesse. Oggi credo sia più difficile avere una definizione di Bene Comune uguale per la maggioranza della popolazione. Però, partendo dal presupposto che i professionisti lavorano per lo più per l’impresa, forse è più semplice per chi lavora per l’impresa dire che il Bene Comune è fare in modo che l’impresa vada bene. Cioè, se un’impresa va bene, cresce e non si ferma, questo è Bene Comune. Su questo credo che tutti possiamo avere un punto d’accordo. Questo è uno dei punti salienti. Ciò ha però una conseguenza importante per il lavoro dei professionisti. Vuol dire che il cliente è soprattutto l’impresa, prima che il proprietario dell’impresa, perché, se il cliente è l’impresa allora questo può voler dire che tu talvolta trovi contrapposizione tra quello che è l'interesse dell'impresa e quello che è l'interesse dell'imprenditore. Questo è oggettivo. L’interesse dell’impresa è ad esempio avere una guida manageriale capace. L’interesse dell’imprenditore potrebbe essere avere un figlio/figlia che guidano l’impresa.
Se riconosciamo che una parte del Bene Comune è lo sviluppo dell’impresa, allora talvolta vuol dire difendere l’impresa da familiari proprietari incompetenti, avidi, litigiosi, da dirigenti incompetenti e via dicendo. Il professionista, se si mette dalla parte dell’impresa, può essere d’aiuto all’imprenditore, a capire quali siano le strade per fare crescere l’impresa. Si tratta di una grande responsabilità di cui un professionista può farsi carico. Non tutti i professionisti si fanno carico di questo. Quali sono le condizioni che possono far sì che un professionista si metta a servizio di questo Bene Comune? Io le ho individuate, prescindendo da una questione di principi e valori personali. Quali condizioni deve rispettare un professionista di buona volontà perché possa contribuire al Bene Comune, che è rappresentato dall’impresa e dal suo sviluppo? Io mi sono fatto un paio di convinzioni che meritano attenzione. La prima: l’indipendenza di giudizio, perché senza indipendenza di giudizio rispetto all’imprenditore un ruolo di professionista autonomo non c’è. Ciò che conta allora è il ruolo dell’imprenditore; ma se noi vogliamo mettere a tema il ruolo del professionista per contribuire alla costruzione del Bene Comune ci vuole indipendenza di giudizio da parte del professionista. Come afferma Francois Michelin, Presidente della Michelin - mi pare membro dell’UCID francese -, parlando dei propri figli: “La cosa che ho insegnato di più a mio figlio è che bisogna fare la verità.” Io ho capito che vuol dire guardare in faccia i problemi, non nasconderli, avere l’energia, la determinazione d’affrontarli facendosi anche aiutare. Io quindi collego l’indipendenza di giudizio con la volontà di fare la verità. Questo ha implicazioni importanti con la questione dell’indipendenza economica. Se il reddito del professionista è determinato dalla remunerazione che gli viene da un cliente, è molto difficile per quel professionista mantenere indipendenza di giudizio rispetto a quel cliente.
Questa è una prima condizione. Veniamo alla seconda, che è l’aggiornamento professionale. Per me è fondamentale, perché se tu davvero vuoi aiutare lo sviluppo di una impresa devi assolutamente prepararti per offrire al cliente le migliori conoscenze possibili. È un dovere dei professionisti. Senza questo è un po’ vuoto parlare di contributo al Bene Comune dei professionisti. Quindi, un forte aggiornamento professionale, e qui per me c’è un tema complicato che è l’individualismo dei professionisti. Perché maggiore è la complessità del sistema economico, maggiore dovrebbe essere la collaborazione tra professionisti. Vengo, a questo punto, a un altro aspetto. Ad esempio, per un consulente d’impresa chiamato a dare un contributo al bilancio, cosa vuol dire dare un contributo per il Bene Comune? Siccome il bilancio è un linguaggio importante dell’impresa, io mi sono scritto che fare il Bene Comune è fare si che un terzo competente di bilancio possa capire l’andamento passato delle imprese e le sue prospettive future. Questo è il contributo principale che un professionista può dare, perché consente al terzo di prendere decisioni ponderate su che tipo di relazione avviare con questa impresa. Se tu, invece, aiuti l’imprenditore ad essere oscuro e, non sto parlando di evasione fiscale ma di trasparenza contabile, tu stai creando la premessa perché un terzo prenda le sue decisioni con riferimento all’impresa, non fondate su verità. Il professionista deve permettere al terzo di prendere le proprie decisioni nei rapporti con l’impresa, secondo il profilo rischio - rendimento ricercato. Ci sono dei terzi: una banca, un cliente, un fornitore, eccetera che possono volere un profilo rischio - rendimento più alto di quello che accetterebbe un altro terzo. Bisogna consentire che il terzo possa decidere sulla base di ciò che davvero è. Un altro elemento collegato a questo tema è che se il bilancio è il linguaggio dell’impresa, traendo una conseguenza da quello che dicevamo prima sull’aggiornamento professionale, un professionista oggi in questa aerea non può non pensare di aiutare l’imprenditore a dare visibilità al tema del capitale umano, relazionale dell’impresa. Oggi la ricchezza dell’impresa non si misura soltanto con dati di conti economici o di stato patrimoniale. O meglio la si misura con voci di conto economico che denotano un certo capitale umano, intellettuale, relazionale.
Vengo a ultimi due aspetti. Uno è il diritto societario e quindi gli statuti delle imprese. Io mi occupo in particolare di aiutare gli imprenditori a superare quella fase molto delicata del ricambio generazionale. Questo dà molto da fare in tema di statuti. Io penso che salvaguardare il Bene Comune, lo sviluppo dell’impresa, significa avere la capacità di costruire statuti che favoriscono compagini proprietarie coese, prevedendo anche processi di uscita a valori equi. Questo per me è importante. È importante nella costruzione di uno statuto facilitare una coesione della proprietà, che nello stesso tempo faciliti i processi di coloro che ad un certo punto vogliono lasciare la proprietà o famiglia imprenditoriale nel rispetto di valori etici.
Io credo, infine, che un altro contributo che i professionisti possono dare al Bene Comune ha a che fare con riforme che vadano nella direzione del merito e del mercato. In questi giorni l’Università Bocconi e il Corriere della Sera stanno organizzando il forum sull’economia e sulla società libera. Io credo che uno dei cardini di questa società libera sia il merito. Io non vi nascondo che parti della cultura cattolica non riconoscono questo principio e questo non è bene perché stiamo educando generazioni di ragazzi che non sono capaci di autovalutarsi. Questi ragazzi arriveranno sul mercato del lavoro pensando di essere bravissimi; il mercato del lavoro non darà la soddisfazione che loro si aspettano e avranno delusioni. Io credo invece che bisogna fare uno sforzo per rimettere al centro del Paese una politica educativa dove il merito sia premiato. Ed io mi chiedo: perché una parte della cultura cattolica fa resistenza sul merito? A me piange il cuore quando gli economisti liberal di Harvard dicono che il nostro Paese ha dei problemi perché è pervaso di cultura cattolica e marxista. Sulla prima ho grandi dubbi; però devo riconoscere che una parte della cultura cattolica, proprio non riconoscendo il merito come un valore positivo da salvaguardare, ha dato qualche appiglio a questi economisti per attaccare la nostra cultura della quale invece io sono molto orgoglioso. Grazie.

Piero Migliarese: Io parlo di professionisti a servizio dell’impresa dai miei due punti di vista, che sono relativi uno la professione dell’ingegnere gestionale e l’altro il profilo di docente universitario che si occupa di sistemi organizzativi aziendali e quindi di organizzazione d’impresa.
Desidero inquadrare il concetto delle professioni nell’economia della conoscenza che è un tema molto importante; per cui la professione va vista nello svilupparsi di questa nuova tematica. Poi porterò alcuni esempi, casi di lavoro professionale per l’impresa. Poi parlerò delle professioni e infine dei rischi per il professionista e del significato del Bene Comune per il professionista.
L’economia della conoscenza è la fase economica post moderna in cui ci troviamo oggi e in cui c’è un peso crescente del knowledge , della conoscenza per l’impresa. Ma a che fine? C’è crescita del lavoro intellettuale basato su competenze complesse, ai fini innanzitutto dell’innovazione nel sistema occidentale ma non solo, in quanto la conoscenza e le competenze dovrebbero alimentare a livello di sistema d’impresa la capacità innovativa, che è uno dei vantaggi competitivi. Competitività e conoscenza; ma in generale il fenomeno a cui assistiamo è che cresce il lavoro intellettuale sia all’interno dell’impresa sia la professionalità esterna di cui l’impresa si avvale per fare il suo mestiere.
Abbiamo tre caratteristiche fondamentali, tre esempi. Una prima figura è l’esperto tradizionale che ha una competenza professionale certa e indiscutibile.
La seconda figura è il consulente classico d’impresa che è stato coinvolto da dirigenti, imprenditori o gruppi di dirigenti d’imprenditori, il cui rischio è avere solo una logica utilitaristica e contrattuale e quindi non vedere il Bene Comune che può essere indicato dal sistema impresa nel suo complesso.
Il terzo esempio lo traggo da un’esperienza concreta. Mi capita di lavorare con imprese come consulente per valutare progetti d’investimento tecnologico-innovativo nell’ambito di progetti regionali. Il rischio è che l’indipendenza di giudizio venga a mancare e che quindi si tenda a favorire o a dare ragione in modo acritico e troppo semplice all’imprenditore o al dirigente che sponsorizza questo tipo di innovazione tecnologica. Allora qui il problema è uscire da questa relazione troppo stretta e guardare all’impresa nel suo insieme.
L’ingegnere gestionale è una figura nuova, ibrida, ha pregi e difetti, è però una figura che combina insieme le competenze ingegneristiche classiche con le competenze aziendali e opera in diverse funzioni aziendali come la produzione, la logistica (campo oggi molto importante), nei sistemi informativi, nell’organizzazione e in altre funzioni aziendali.
Quindi, l’ingegnere opera all’interno dell’impresa o fuori di essa come professionista a supporto dell’impresa, magari per conto di studi professionali o di società di consulenza aziendali.
Veniamo alle caratteristiche in generale delle professioni nell’economia della conoscenza. Io ho indicato tre elementi fondamentali. Allora: perché economia della conoscenza e perché professioni? Innanzitutto la professione è basata su un dominio di conoscenza complessa. Il secondo elemento che caratterizza il ruolo dei professionisti (ed è un privilegio) è una larga autonomia e quindi una larga responsabilità. L’altro punto è che i sistemi di verifica e controllo del lavoro professionale non sono facilissimi, nel senso che ci sono sì meccanismi di mercato ma tendenzialmente lenti. Poi ci sono il ruolo dei colleghi concorrenti ed il ruolo degli ordini professionali. Ma la caratteristica del professionista è quella di una certa discrezionalità e quindi della necessità di autocontrollo. In termini organizzativi il lavoro professionale è basato su queste tre caratteristiche fondamentali: forti competenze intellettuali, conoscenze complesse, forme organizzative specifiche (ad esempio studi professionali).
Alcuni rischi per il professionista che vuole il Bene Comune. Per le professioni (questa è una affermazione forte) lo schema tecnico scientifico classico che è fatto di oggettività e di certezza, non vale completamente, cioè vale in parte ma non integralmente. La competenza è sempre una competenza cha ha una parte più sfumata in cui conta l’autonomia, la discrezionalità, la responsabilità del professionista stesso. Qualche autore dice che nello stesso contesto due professionisti possono dare scelte, progettazioni parzialmente diverse. Quindi i rischi sono di ritenere che la propria competenza professionale sia assoluta, certa e ottimale. Questo non vuole dire cadere nel relativismo assoluto. Certamente ci sono cose sicure e certe ma c’è un campo che è quello della competenza e della valutazione personale. Il secondo rischio è quello quindi di sopravvalutare il proprio knowledge e tutti noi come professionisti sappiamo che su certe cose non è così automatico che la proposta sia di quel genere; ma ci assumiamo delle responsabilità. L’altro rischio è di usare il proprio knowledge come privilegio, usare la propria conoscenza come mezzo di esclusione del cliente, come modo per fare stare zitto il cliente. Ci sono rischi di tenere esorbitante il potere della competenza e di usarla malamente in questa direzione.
Ci sono segnali di crisi nella fiducia dell’esperto classico come blog su internet, su qualsiasi argomento. Nel superamento dei rischi mi sono segnato tre cose. Da esperto assoluto ad un professionista riflessivo. L’esperto assoluto è colui che ha conoscenza assoluta, certa, indiscutibile; devi solo stare zitto e ascoltare quello che dice. L’altro ruolo importante ma anche critico è quello degli albi e degli ordini professionali, per certificare e favorire una visone di questo tipo. Il terzo punto è l’orientamento al Bene Comune. Ho indicato doti professionali e umane che sono rilevanti in un professionista. Il primo servizio al Bene Comune è quello della competenza, quindi necessità della competenza, competenza e aggiornamento, quindi - consentitemi l’espressione - non vendere fumo. In ottica cristiana e di orientamento al Bene Comune il professionista cercherà di esercitare queste cose. Il lavoro - e quindi anche il lavoro professionale - è a servizio di competenze che una persona ha e dà. È sviluppo di sé e delle proprie capacità, ma anche ricerca di miglioramento dell’impresa e della società. Quindi, è rilevante il lavoro professionale, perché positivamente deve contribuire al bene sistemico dell’impresa. Il secondo punto: se è vero che ci sono ambiti di discrezionalità e di conoscenza non indiscutibile ed assoluta, si tratta allora per chi tenta un orientamento al Bene Comune di usare margini che la conoscenza professionale inevitabilmente e per sua natura lascia aperti con una ricerca ed un orientamento al bene in generale e al Bene Comune specifico, in questo caso dell’impresa.
Sul Bene Comune dell’impresa concludo. È chiaro che c’è difficoltà su una definizione netta. Mi pare che il concetto di sistema che è stato detto prima dia una forte chiarezza su questo punto; ma comunque il Bene Comune non è solo la sommatoria dei beni singoli ma in qualche modo, la sommatoria per cui poi facciamo la media; è il prodotto dei beni singoli. Più che una sommatoria conta una visione di prodotto del Bene Comune. Chiaro che c’è una pluralità di interessi e attori nell’impresa e l’orientamento è al benessere dell’impresa, al lavoro competente, a rapporti interpersonali nell’impresa corretti e cordiali.
Vi ringrazio dell’attenzione. Io mi sono sforzato di darvi un quadro generale. In questo momento vari autori cercano di studiare forme organizzative d’impresa secondo queste linee per forme d’impresa che valorizzino ancora meglio le competenze intellettuali e le professioni dell’impresa. Grazie.

Amedeo Nigra: Concludiamo brevemente ringraziando tutti. Recentemente un noto magistrato ha lasciato la magistratura dicendo che non è possibile che in Francia ci siano ogni anno seimila  sentenze di Cassazione mentre in Italia ce ne sono quarantottomila all’anno. Questo è uno dei problemi, tutelabile con gli ordini e con la morale cristiana, che alla fine si traduce in una difesa sia in termini materiali che spirituali. Perché quando cadono le istituzioni, la scuola, le professioni, la moralità, la famiglia, il matrimonio, alla fine la società non ha più filtri e c’è solo la magistratura. Quindi in una società che non è morale, che non ha ordini forti, che non ha professioni forti, che non ha istituzioni forti, che non ha più il vecchio maestro di una volta, naturalmente ognuno può fare ciò che gli pare e alla fine di tutto esiste solo la causa. Passando poi all’ottimo intervento del Prof. Migliarese, il Bene Comune si tutela - io sintetizzo un principio - con la conoscenza, la conoscenza della verità, dei metodi, delle professionalità. È il migliore metodo per difendere il Bene Comune. Dell’ottimo intervento che del Prof. Corbetta c’è un aspetto innovativo che va sottolineato; e che è il quesito se faccia bene il professionista che suggerisce di risparmiare per il fisco. In effetti il Prof. Corbetta ha risposto dicendo che in realtà il denaro risparmiato rimane nel Bene Comune. E qui bisogna fare riferimento al diritto naturale che ricordiamo molto caro ad Aristotele e San Tommaso, che si era dato l’obiettivo di rendere compatibile il pensiero di Aristotele con il pensiero cristiano. Qui non c’è niente di nuovo perché il diritto naturale trattato nel nostro Codice Civile sul tema dei frutti dice che il frutto c’è nel gregge quando per esempio i nuovi nati superano quelli che sono scomparsi. Quindi, se alla fine dell’anno solare o anno economico i beni prodotti sono superiori a quelli che esistevano in precedenza allora, si è aumentato il Bene Comune. Che poi sia favorevole allo Stato o al privato conta relativamente. È importante che sia incrementato il Bene Comune. A questo riguardo gioverebbe questa tesi soprattutto in tema di pensioni. Una pensione che esce indebitando lo Stato su denaro non prodotto e non conseguito, non aumenta il Bene Comune e anzi lo indebolisce. Lo Stato si indebita perché noi vediamo, facendo il bilancio del gregge, che i nuovi nati si equivalgono a quelli scomparsi. E quindi la logica del bilancio è ancora una logica che ci serve per stabilire cosa sia Bene Comune e cosa non lo sia. Qui concludiamo ricordando quello che aveva detto l’Avv. Bernoni sulla molteplicità delle leggi e su quante nozioni ci sono di bilancio. Il Bene Comune si tutela ancora una volta con la conoscenza ed è per questo che i professionisti aiutano il Bene Comune, perché danno il mattone della conoscenza. Qui ringrazio tutti e arrivederci alla prossima.

 

 

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