Riceviamo e pubblichiamo il riassunto dell'intervento
di
Monsignor Giovanni Giudici, in occasione
della Giornata di Spiritualità Regionale 2009, tenutasi alla Certosa
di Pavia il 28 Marzo 2009
Ogni tempo ci è dato dal Signore.
Sulle orme dell’apostolo Tommaso.
In questi giorni di preparazione alla Santa Pasqua siamo lettori dei
testi biblici, ma soprattutto stiamo dentro gli avvenimenti e le
situazioni narrate.
Vorremmo assieme riflettere sulle vicende dell’apostolo Tommaso,
tanto vicino alle nostre esperienze.
Quando Gesù dichiarava di voler andare da Lazzaro, morto a Betania,
Tommaso avvertiva che la fine del Maestro era vicina e disse
“Andiamo anche noi a morire con lui”.
Dopo la sua morte in croce e la sua resurrezione, i discepoli
incontrarono Gesù ma Tommaso non c’era.
Quando gli dissero “Abbiamo visto il Signore”, rispose “Se non metto
le mie dita nelle sue piaghe non credo”.
Più tardi Gesù era ancora con i discepoli e quella volta c’era anche
Tommaso, il quale mise la sua mano nel costato del Maestro e
credette.
Era quindi un apostolo particolarmente critico, incline al
pessimismo. Aveva sofferto moltissimo e successivamente aveva
superato la sofferenza, dopo aver toccato i segni della Passione.
Ma la Pasqua di Gesù non è solo eroismo.
Gesù non “appare”, “sta” invece in mezzo ai suoi, si manifesta
risorto: passa attraverso il dolore, non lo evita ma lo vince
amandolo, per amore dei fratelli.
E’ un Dio che ha portato i nostri dolori e attraverso questi è vivo
in mezzo a noi.
Come possiamo anche noi avvicinarci alla professione di Tommaso “Mio
Signore e mio Dio”?
La sua è una testimonianza conquistata.
La nostra fiducia nella testimonianza viene confermata dalla nostra
personale persuasione.
In ogni Pasqua dovremmo ricordare questo percorso che abbiamo fatto
verso la fede, con il desiderio di trovare risposte decisive.
“Beati quelli che non hanno visto e credono”: sono i nostri limiti
che ci trattengono dal credere.
In questa Pasqua rinnoviamo quindi lo sguardo di fede sulla nostra
vita e sulle scelte che dobbiamo compiere.
E’ il mio augurio.
Monsignor Giovanni
Giudici