A
-
Azienda come parte
della vita.
Il proprietario o comproprietario di
impresa che spende la sua vita di lavoro in azienda contribuisce a
tutelare il bene comune che l’impresa promuove con la sola sua
esistenza. Il proprietario o comproprietario di impresa che si
limita a percepire gli utili non dà lo stesso contributo; il suo
apporto al bene comune si è esaurito con la sottoscrizione ed il
versamento della sua partecipazione al capitale sociale
(elaborazione a cura del Dottor Villani, dall'intervento di Michele
Perini, conferenza di Como 18/11/2006).
- Amore per il Bene comune. La
scienza economica è affetta da una strana malattia: si è affievolito
l’amore per il bene comune. L’asservimento al lavoro ed il culto del
denaro minano la dignità della persona e non favoriscono né il
miglioramento delle situazioni di vita né, tantomeno, l’affermazione
della solidarietà, principio di ogni sana convivenza sociale. Il
tradimento del bene comune è fonte di aspri e continui conflitti
sociali.
B
-
Banche: Il sistema bancario e finanziario non può diventare
strumento prevalente del potere più forte delle istituzioni, non
controllato dal mercato, quindi non al servizio degli interessi
effettivi del mercato. (elaborazione a cura di Angelo Manfredini,
tratta dall'intervento di Roberto Mazzotta, in occasione della
conferenza di Como del 18/11/2006).
-
Bene Comune come produttoria? Il bene comune non è una
sommatoria ma è una produttoria, nel senso che il bene comune è un
insieme di elementi tale per cui si moltiplicano tra loro e si
integrano e raggiungono un livello che è superiore a quello che sono
le risorse poste in essere. (dall’intervento di Giorgio Fiorentini
in occasione della conferenza di Como del 18/11/2006).
Se
questo è vero, risultano quanto mai censurabili i possibili peccati
di impresa (contro i dipendenti, contro lo Stato o altri Enti
Pubblici, contro l’ambiente, contro la clientela, etc.) che riducono
o annullano l’apporto dell’impresa al bene comune. (chiosa di
Giuseppe Villani)
- Benessere Economico e Bene Comune. Il
bene comune, cioè l’insieme delle condizioni sociali che permettono
al singolo individuo di raggiungere la propria perfezione, non può
essere disgiunto dal benessere economico dell’individuo, quindi dal
grado di equità nella distribuzione del reddito.
C
- Conseguimento del Bene Comune.
La realizzazione del bene comune è in antitesi con l’accaparramento
e l’accentramento dei beni di produzione, distribuzione e consumo,
lo sviluppo di relazioni commerciali e di sistemi finanziari iniqui,
le fughe di capitali e le frodi.
- Capitale e Bene Comune. Il
capitale può essere inteso quale sinonimo di ricchezza, di
patrimonio individuale o, anche, la ricchezza prodotta ed impiegata
nella produzione di nuovi beni. La ricchezza è prodotta dallo
strumento che l’uomo d’oggi ha in mano : il capitalismo. Esso
differisce, come è noto, dal sistema sovietico di economia
pianificata che non consentiva il possesso individuale o societario
della ricchezza. Il capitalismo, produttore di ricchezza, deve avere
come obiettivo, se vuole sopravvivere, l’investimento del capitale
realizzato nell’ impresa, fatte salve primariamente le remunerazioni
di chi l’ha prodotto e gli obblighi di legge. Il potenziamento
dell’impresa non può che avere un ritorno positivo sul “bene comune”
che si identifica, in larga misura, con lo sviluppo della produzione
e, in definitiva, con l’aumento del prodotto interno lordo
nazionale.
- Comportamento umano e bene comune.
Per essere felice l’uomo ha bisogno di una serie di esperienze
affettive, ha bisogno di rapporti umani schietti, ha bisogno di
sviluppare il suo pensiero e i valori etici del suo comportamento.
La società migliore, e quindi anche l’impresa migliore, è quella che
offre alle persone le migliori opportunità di vivere la loro
umanità; non semplicemente quella che offre il massimo di ricchezza
materiale, ma quella che offre il massimo di umanità.
(Elaborazione a cura di Giuseppe Villani dall’intervento di Mons.
Luciano Monari in occasione della conferenza di Piacenza del
12/5/2007).
D
- Delocalizzazione e Bene
Comune. Io credo che se accettiamo la delocalizzazione in una
zona di prossimità rimanendo legati a un discorso di testa che è
qui, questo lo possiamo fare.
Se parliamo del bene comune dobbiamo
preoccuparci del risultato globale (più figure professionali
impiegatizie, quadri e dirigenti da noi, più operai nei Paesi del
centro-est Europa). (dall’intervento di Mario Boselli in occasione
della conferenza di Como del 18/11/2006).
Affermazioni che implicano un
concetto geograficamente allargato di bene comune; ne consegue una
importante domanda: “un’impresa deve promuovere il bene comune solo
nel proprio Paese d’origine o può scegliere in modo eticamente
corretto di promuovere il bene comune di una comunità più
allargata?”. (chiosa di Giuseppe Villani).
- Delocalizzazione e Bene
Comune. Quando si va lontano, si va via dal Paese allora è una
logica più da multinazionale, è una logica più di tipo finanziario.
(dall’intervento di Mario Boselli in occasione della conferenza di
Como del 18/11/2006). In effetti le attività di puro tipo
finanziario e gli utili che dalle attività di tipo finanziario
derivano non partecipano alla promozione del bene comune. Quell’accostamento
tra “logica da multinazionale” e “logica di tipo finanziario” sta
però a significare che la delocalizzazione fatta per garantire la
sopravvenienza dell’impresa è fatta ancora in una logica di difesa
del bene comune; la delocalizzazione fatta per sfruttare ambienti e
legislazioni più permissivi è per lo meno problematica. (chiosa di
Giuseppe Villani).
-
Decisioni dell’Imprenditore ed il Bene
Comune - Le decisioni in ordine alle iniziative economiche non
devono essere regolate semplicemente sulla sola legge del mercato,
perché la legge del mercato non attua la giustizia sociale.
E
-
Entrata in azienda: In azienda dovrete essere i primi ad entrare e gli ultimi ad uscire
(elaborazione a cura del Dottor Villani, tratta dall'intervento di
Michele Perini, in occasione della conferenza di Como del
18/11/2006).
- Equità e Bene Comune – Nel
Documento Conciliare GAUDIUM et SPES è detto: “L’uomo, usando dei
beni creati, deve considerare le cose esteriori che legittimamente
possiede, non solo come proprie, ma anche come comuni, nel senso che
possano giovare non unicamente a lui, ma anche agli altri”.
F
- Finalità e Bene Comune. Il
principio in base al quale il lavoro e l’economia devono essere
elementi finalizzati al bene comune sia l’imperativo categorico
dell’imprenditore. Non si dimentichi che noi dobbiamo essere “come
il mare che riceve acqua da tutte le parti e la torna a distribuire
a tutti i fiumi” (A. Manzoni – Promessi Sposi).
G
- Grande
Impresa e Bene Comune. Le aggregazioni, anche le più grandi,
sono favorevoli quando la concorrenza limita i loro effetti
negativi; rischiano di essere perniciose quando prevale in qualche
maniera una logica di mercato chiuso. (dall’intervento di Roberto
Mazzotta in occasione della conferenza di Como del 18/11/2006).
Quel “pernicioso” vale anche nei confronti della promozione o meno
del bene comune. (chiosa di Giuseppe Villani)
- Generosità. Le
formiche, è noto, sono caratterizzate da generosità e altruismo per
il bene comune della loro comunità. La formica è capace anche di
sacrificare la propria vita in difesa dei suoi consimili. Queste
qualità le sono connaturate d’istinto. Per l’essere umano le cose
non stanno così : l’uomo è istintivamente egoista e predatore. La
generosità e l’altruismo, ordinati in vista del bene comune, l’uomo
li deve imparare superando le proprie inclinazioni. E’ una fatica
orientare le proprie azioni verso il bene della comunità : si
richiede disponibilità, magnanimità, nobiltà d’animo ed anche un
pizzico di intelligenza perché il “bene comune” è un capitale che
ritorna, che alla lunga è vantaggioso non solo per chi riceve ma
anche per colui che ha speso del proprio per attuarlo.
- Godimento di un Bene Esclusivo e
Bene Comune. La proprietà privata è il legittimo frutto del
proprio risparmio. Tuttavia ciò che l’uomo possiede legittimamente
deve giovare non solo a se stesso ma anche agli altri.
H
I
-
Impresa: Nella Centesimus Annus, Giovanni Paolo II dice che
l’impresa è prima di tutto e soprattutto una comunità di uomini e
afferma che il profitto è un indispensabile indicatore del buon
andamento dell’azienda, ma non è l’unico. (elaborazione a cura di
Angelo Manfredini, tratta dall'intervento di Giorgio Fiorentini, in
occasione della conferenza di Como del 18/11/2006).
-
Imprenditore e il Bene Comune. In
azienda dovrete essere i primi ad entrare e gli ultimi ad uscire.
(Citazione di Perini padre dall’intervento di Michele Perini in
occasione della conferenza di Como del 18/11/2006). L’azienda è
parte della mia vita. (dall’intervento di Michele Perini in
occasione della suddetta conferenza di Como). Il proprietario o
comproprietario di impresa che spende la propria vita di lavoro in
azienda contribuisce a tutelare il bene comune che l’impresa
promuove con la propria esistenza e la propria attività. Il
proprietario o comproprietario di impresa che si limita a percepire
gli utili non dà lo stesso contributo; il suo apporto al bene comune
si è esaurito con la sottoscrizione ed il versamento della sua
partecipazione al capitale sociale. (chiosa di Giuseppe Villani)
-
Impresa e Bene Comune. Un’impresa che guadagna è una impresa che
può dare più premi, un’impresa che può valorizzare le persone.
(dall’intervento di Michele Perini in occasione della conferenza di
Como del 18/11/2006). Dare più premi e valorizzare le persone
anzichè distribuire più dividendi sono atti che promuovono
maggiormente il bene comune. (chiosa di Giuseppe Villani)
- Impresa
Comunità Lavoro. Il lavoro inteso come espressione del singolo
in un’attività organizzata è un valore in quanto tale.
(dall’intervento di Michele Perini in occasione della conferenza di
Como del 18/11/2006). E l’impresa in quanto comunità di lavoro
per il solo fatto di esistere promuove questo valore e promuove
quindi il bene comune. (chiosa di Giuseppe Villani)
-
Impresa e Mondo Politico. Far capire al mondo della politica che
l’impresa non è una vacca da mungere, ma è un qualcosa che serve per
rilanciare il Paese. (dall’intervento di Michele Perini in occasione
della conferenza di Como del 18/11/2006). “Far capire al mondo
della politica che l’impresa non è un luogo di sfruttamento
dell’uomo, non è una organizzazione da penalizzare sul piano
civilistico e fiscale, ma è qualcosa che serve per rilanciare il
Paese”; così integrata l’affermazione acquista maggiore pregnanza.
(chiosa di Giuseppe Villani)
- Investimenti e Bene Comune.
Realizzare investimenti che, assicurando l’avvenire dell’impresa,
garantiscono l’occupazione ed eliminano le disuguaglianze e gli
squilibri.
- Impresa. Il libero professionista,
consulente di impresa, deve promuovere e sollecitare ogni azione che
comporti la crescita dell’impresa. La crescita dell’impresa è
presupposto determinante per tendere all’affermazione del “bene
comune”.
- Impresa, cliente del
professionista. Il cliente del professionista è soprattutto
l’impresa, prima che il proprietario. Questo però può voler dire che
il professionista trovi talvolta contrapposizione tra quello che è
l’interesse dell’impresa e quello che è l’interesse
dell’imprenditore. Se il professionista si mette dalla parte
dell’impresa, può essere d’aiuto anche all’imprenditore, perchè se
un’impresa va bene cresce e non si ferma: questo è Bene Comune.
(Elaborazione a cura di Giuseppe Villani dall’intervento di Guido
Corbetta in occasione della conferenza di Piacenza del 12/5/2007).
- Impresa e ricambio generazionale.
Nella mia attività professionale io mi occupo in particolare di
aiutare gli imprenditori a superare quella fase molto delicata del
ricambio generazionale, questo da molto da fare in tema di statuti.
Salvaguardare il Bene Comune e cioè lo sviluppo dell’impresa
significa avere la capacità di costruire statuti che favoriscono
compagini proprietarie coese, prevedendo anche processi di uscita a
valori equi. (dall’intervento di Guido Corbetta in occasione
della conferenza di Piacenza del 12/5/2007).
J
K
L
-
Lavoro e Bene Comune. Dobbiamo riprendere a insegnare ai ragazzi
che il fare un lavoro e utilizzare le mani non è un lavoro di serie
B, è un lavoro utile per il paese. (dall’intervento di Michele
Perini in occasione della conferenza di Como del 18/11/2006). E
prima ancora utile per sè e per la promozione del bene comune.
(chiosa di Giuseppe Villani)
- Liberismo e Bene Comune.
Il padre del liberismo moderno, Adam Smith, dichiara che il
conseguimento della massimizzazione del profitto è lo scopo del
capitalismo. L’utile e la ricchezza sono gli unici parametri del
capitalismo, il cui fine è di carattere esclusivamente economico,
avulso da ogni principio di carattere morale. Solo la trasformazione
dell’egoismo individuale in bene collettivo, ottenuta ridistribuendo
la ricchezza con criteri di equità e giustizia, può attuare il “bene
comune”.
- Lavoro. Il lavoro svolto
secondo norme eticamente autentiche, che si oppongono alla bramosia
del lucro ed alla sfrenata cupidigia del dominio, tipiche
dell’interesse individuale, non può che aprirsi al “bene comune”
dell’intera società.
M
- Moneta ed Bene Comune. Il
denaro spinge a commettere ingiustizie, furti e frodi. Esso, se
trasformato in idolo, induce a non vedere e a non ascoltare gli
altri ed erige un muro fatto di prestigio, di maggiori possibilità,
di consumi sempre più superflui. Il bene comune ne viene
compromesso.
- Merito, cardine dello sviluppo
della società. Io credo che uno dei cardini della nostra società
libera sia il merito. Bisogna fare ogni sforzo per rimettere al
centro del Paese una politica educativa dove il merito sia premiato.
Un contributo che i professionisti possono dare al Bene Comune ha a
che fare con riforme che vadano nella direzione del merito e del
mercato. (dall’intervento di Guido Corbetta in occasione della
conferenza di Piacenza del 12/5/2007).
N
- Natura e Bene Comune. La
natura non può essere unicamente considerata come una risorsa da
sfruttare, ma anche come un bene da tutelare. Essa è dotata di vita
propria, del tutto indipendente da quella umana. Se l'uomo non vuole
stabilire un rapporto correlato, interattivo, con la natura, il suo
destino è segnato, perché la natura, inesorabilmente, si riprenderà
ciò che le appartiene. Il rispetto della natura è, quindi, un
imperativo assolutamente inderogabile che coinvolge tutti gli uomini.La
natura è il supremo “bene comune” dell’umanità.
O
- Organismo Aziendale e Bene Comune.
L’esercizio della proprietà privata và praticato con temperanza, per
moderare l’attaccamento ai beni, con giustizia, per rispettare i
diritti del prossimo, con solidarietà, con chi ha di meno.
P
- Profitto:
Il profitto fa parte del senso dell’impresa, è un elemento
indispensabile. Però deve essere visto come uno strumento
indispensabile, non come un fine esclusivo. (elaborazione a cura di
Angelo Manfredini, tratta dall'intervento di Roberto Mazzotta, in
occasione della conferenza di Como del 18/11/2006)
- Piccola
Impresa e Bene Comune. Nel rapporto con le piccole imprese
dovete valutare il progetto, la faccia, la capacità di chi vi chiede
qualcosa. (dall’intervento di Roberto Mazzotta in occasione della
conferenza di Como del 18/11/2006). La Piccola Impresa resta pur
sempre un luogo di promozione del bene comune e la sommatoria del
bene comune prodotto dalle piccole imprese vale quanto se non di più
di quello delle grandi imprese. (chiosa di Giuseppe Villani)
-
Profitto e
Bene Comune.
Il senso delle decisioni non può essere solamente la convenienza,
non può essere soltanto l’immediato vantaggio; il senso delle
decisioni è qualche cosa di più ricco e di più complesso.
Il profitto è un elemento
indispensabile, però per chi ha il senso della ragione delle scelte
di impresa non può essere visto come un fine esclusivo.
Il senso dell’impresa è quello di
decidere un interesse comune insieme alla propria famiglia, insieme
ai propri collaboratori, insieme ai propri clienti. (dall’intervento
di Roberto Mazzotta in occasione della conferenza di Como del
18/11/2007). Concetti del
tutto condivisibili in una logica di impresa attenta alla promozione
non solo del bene dei propri azionisti, ma anche del bene comune.
(chiosa di Giuseppe Villani)
-
Il Profitto
è il fine dell’impresa?
Il fine generale dell’impresa è concorrere per molteplici vie alla
promozione della persona umana. Il reddito non è il fine
dell’impresa, ma è una parte del sistema dei valori. (Citazione di
Masini dall’intervento di Giorgio Fiorentini in occasione della
conferenza di Como del 18/11/2006)
- Il
Profitto è il fine dell’impresa?
L’impresa è prima di tutto e soprattutto una comunità di uomini e il
profitto è un indispensabile indicatore del buon andamento
dell’azienda, ma non è l’unico. (citazione di Giovanni Paolo II
dall’intervento di Giorgio Fiorentini in occasione della conferenza
di Como del 18/11/2006)
- Progresso e Bene Comune. Se la misura
del giusto sta solo nel conseguimento del proprio profitto, è chiaro
che l’introduzione di tecniche che prevedono la sostituzione della
macchina all’uomo rende sempre più impellente l’eliminazione degli
esuberi, bloccando il processo osmotico tra progresso e bene comune.
- Professionista. L’attività del
professionista consulente d’impresa deve orientarsi verso la
promozione degli interessi di quest’ultima, in contrapposizione con
gli interessi individuali dei proprietari. L’indipendenza di
giudizio del professionista nei confronti del proprietario è
condizione indispensabile per l’apporto di quel brivido di bene che
rende capace l’impresa di accogliere, accanto alla imprescindibile
necessità del profitto, le istanze di solidarietà e di accoglienza
dei valori etico - sociali, che soli possono condurre alla
realizzazione del “bene comune”.
- Professionisti e bene comune.
Condizione perchè un professionista di buona volontà possa
contribuire al Bene Comune che è rappresentato dall’impresa e dal
suo sviluppo sono l’indipendenza di giudizio (perchè senza
indipendenza di giudizio rispetto all’imprenditore un ruolo di
professionista autonomo non c’è) e l’aggiornamento professionale
(perchè maggiore è la complessità del sistema economico e maggiore
dovrebbe essere la collaborazione tra professionisti nello studio
delle situazioni e delle corrette normative). (Elaborazione a
cura di Giuseppe Villani dall’intervento di Guido Corbetta in
occasione della conferenza di Piacenza del 12/5/2007).
- Professionisti e bene comune. I
professionisti aiutano il Bene Comune perchè danno alle imprese il
mattone della conoscenza (parole con cui Amedeo Nigra ha chiuso
la conferenza di Piacenza del 12/5/2007).
Q
R
- Rapporto tra la Persona, il Lavoro ed il
Bene Comune. Il lavoro procede dalla persona che, operando,
acquista dignità. Esso deve essere realizzato con gli altri e per
gli altri e non contro gli altri.
- Risparmio fiscale. Il risparmio
fiscale realizzato dall’azienda è indispensabile sia utilizzato per
lo sviluppo aziendale, condizione assolutamente necessaria per la
salvaguardia del “bene comune”.
- Rispetto della persona. Non si
può sacrificare il bene di qualcuno, quale che sia la condizione di
vita, per migliorare il bene di qualcun altro e ciò per la
fondamentale ragione che quel qualcuno è una persona umana. Il
rispetto per l’uomo deve divenire condizione imprescindibile per
ogni forma di sviluppo aziendale ed economico. (Elaborazione a
cura di Giuseppe Villani dall’intervento di Amedeo Nigra in
occasione della conferenza di Piacenza del 12/5/2007).
- Rispetto del lavoratore. Evitare
comportamenti che non rispettano la persona del lavoratore e che,
focalizzando l’attenzione solo sulla redditività, creano condizioni
di lavoro insicuro e di pericolo, generando anche incidenti mortali.
Il lavoro non deve essere considerato ai soli fini reddituali, ma va
ritenuto soprattutto un valore per la crescita e la realizzazione
della persona umana. (Elaborazione a cura di Giuseppe Villani
dall’intervento di Amedeo Nigra in occasione della conferenza di
Piacenza del 12/5/2007).
- Rispetto della norma. Una delle
maggiori difficoltà del nostro tempo è la mancanza o l’insufficienza
di legalità. Sollecitare l’imprenditore al rispetto della norma è
ciò che possono fare i professionisti nella loro veste di
controllori interni, volontariamente designati. Per fare questo in
modo corretto occorre spendere la maggior parte del tempo nello
studio per fare fronte ai cambiamenti che ogni legislatura comporta.
(Elaborazione a cura di Giuseppe Villani dall’intervento di
Giuseppe Bernoni in occasione della conferenza di Piacenza del
12/5/2007).
S
- Scelte imprenditoriali e Bene
Comune. Questo è stato il motivo che effettivamente ci ha tenuto
qua (che ci ha portato a non delocalizzare), nel senso che io non
avrei mai voluto perdere parte di queste persone. (dall’intervento
di Sonia Felice in occasione della conferenza di Como del
18/11/2006). Splendido esempio di scelta imprenditoriale
orientata al rispetto della qualità dei collaboratori e non alla
riduzione del loro costo (chiosa di Giuseppe Villani)
-
Scelte imprenditoriali e Bene Comune.
Queste sono delle cose veramente importanti per un imprenditore (l’interesse
e la dedizione al proprio lavoro dei collaboratori), è qualcosa
che ti stimola, ti sembra di poter arrivare ovunque e di poter fare
veramente qualunque cosa. (dall’intervento di Sonia Felice in
occasione della conferenza di Como del 18/11/2006). E’
questo il positivo ritorno della “felice” scelta richiamata al punto
precedente. (chiosa di Giuseppe Villani)
- Societa’ e Bene Comune
- La società è un organismo che vive non di vita propria, bensì
nella coscienza di ciascuna persona. Il lavoro moralmente autentico
non ha quindi una destinazione esclusivamente personale, ma deve
orientarsi anche al bene comune dell’intera società.
T
- Tecnologie da trasferire ai paesi poveri.
Qualcuno disse che i grandi errori si presentano in forme nobili e
grandi. Si pensa che dando ai paesi poveri le nostre tecnologie si
commetterebbe un enorme errore, anche se questo errore si ammanta di
eletti propositi. Agendo in questo modo è convinzione che si dà loro
in mano lo strumento per non farci più continuare a vivere nei
privilegi in cui attualmente ci manteniamo. In altri termini la
solidarietà e, quindi, l’attuazione del “bene comune” nei confronti
del nostro prossimo più bisognoso sarebbe per noi un vero e proprio
suicidio. Disattendere in questo modo il principio morale del “bene
comune” ci espone a situazioni sempre più complesse ed
insostenibili, quale l’immigrazione in massa di persone disperate.
E’ un grosso prezzo che dovremo pagare, ben maggiore della paventata
cessione delle nostre tecnologie.
U
- Utile e Bene Comune. Quale è
l’elemento conciliativo tra utile, inteso come profitto, e bene
comune ?. Il capitalismo non pensa all’amore per il prossimo, però
produce qualcosa che serve al prossimo, quando quest’ultimo crede
che avere più soldi, più automobili, più vacanze, più televisione
sia ciò che si intende per bene. L’elemento conciliativo tra
profitto e bene comune ha il fondamento nella legge morale che
attinge la sua vitalità nella Fede. L’atteggiamento egoistico ed
irrispettoso del principio morale non può che condurre ad un
progressivo degrado dell’intera società. Altre nuove soluzioni non
potranno che essere cercate in campo militare.
V
- Valore della persona. Il valore
della persona, che si esplica con le esigenze della vita spirituale
ed il senso della libertà, postula una società organizzata per il
conseguimento del bene comune, operante sia a livello del singolo
individuo che all’intera comunità. La ricchezza economica non deve
pertanto costituire un muro tra gli individui ma deve essere
ripartita tra tutti gli individui, aiutandoli nel loro sviluppo
umano ed economico.
- Visibilità del capitale umano
dell’impresa. Oggi la ricchezza dell’impresa non si misura
soltanto con dati di conto economico e di stato patrimoniale. O
meglio, la si misura con voci di conto economico che denotano un
certo capitale umano, intellettuale e relazionale. Un professionista
oggi non può non pensare di aiutare l’imprenditore a dare
visibilità, anche contabile, al tema del capitale umano e
relazionale dell’impresa. (Elaborazione a cura di Giuseppe
Villani dall’intervento di Guido Corbetta in occasione della
conferenza di Piacenza del 12/5/2007).
W
Y
X
Z