Iniziative.

Glossario dei pensieri.

U.C.I.D.

Gruppo Regionale Lombardo

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A

- Azienda come parte della vita. Il proprietario o comproprietario di impresa che spende la sua vita di lavoro in azienda contribuisce a tutelare il bene comune che l’impresa promuove con la sola sua esistenza. Il proprietario o comproprietario di impresa che si limita a percepire gli utili non dà lo stesso contributo; il suo apporto al bene comune si è esaurito con la sottoscrizione ed il versamento della sua partecipazione al capitale sociale (elaborazione a cura del Dottor Villani, dall'intervento di Michele Perini, conferenza di Como 18/11/2006).

Amore per il Bene comune. La scienza economica è affetta da una strana malattia: si è affievolito l’amore per il bene comune. L’asservimento al lavoro ed il culto del denaro minano la dignità della persona e non favoriscono né il miglioramento delle situazioni di vita né, tantomeno, l’affermazione della solidarietà, principio di ogni sana convivenza sociale. Il tradimento del bene comune è fonte di aspri e continui conflitti sociali.    

 

 

B

Banche: Il sistema bancario e finanziario non può diventare strumento prevalente del potere più forte delle istituzioni, non controllato dal mercato, quindi non al servizio degli interessi effettivi del mercato. (elaborazione a cura di Angelo Manfredini, tratta dall'intervento di Roberto Mazzotta, in occasione della conferenza di Como del 18/11/2006).

Bene Comune come produttoria? Il bene comune non è una sommatoria ma è una produttoria, nel senso che il bene comune è un insieme di elementi tale per cui si moltiplicano tra loro e si integrano e raggiungono un livello che è superiore a quello che sono le risorse poste in essere. (dall’intervento di Giorgio Fiorentini in occasione della conferenza di Como del 18/11/2006). Se questo è vero, risultano quanto mai censurabili i possibili peccati di impresa (contro i dipendenti, contro lo Stato o altri Enti Pubblici, contro l’ambiente, contro la clientela, etc.) che riducono o annullano l’apporto dell’impresa al bene comune. (chiosa di Giuseppe Villani)

- Benessere Economico e Bene Comune. Il bene comune, cioè l’insieme delle condizioni sociali che permettono al singolo individuo di raggiungere la propria perfezione, non può essere disgiunto dal benessere economico dell’individuo, quindi dal grado di equità nella distribuzione del reddito. 

 

 

C

-  Conseguimento del Bene Comune. La realizzazione del bene comune è in antitesi con  l’accaparramento e l’accentramento dei beni di produzione, distribuzione e consumo, lo sviluppo di relazioni commerciali e di sistemi finanziari iniqui, le fughe di capitali e le frodi.

Capitale e Bene Comune. Il capitale può essere inteso quale sinonimo di ricchezza, di patrimonio individuale o, anche, la ricchezza prodotta ed impiegata nella produzione di nuovi beni. La ricchezza è prodotta dallo strumento che l’uomo d’oggi ha in mano : il capitalismo. Esso differisce, come è noto, dal sistema sovietico di economia pianificata che non consentiva il possesso individuale o societario della ricchezza. Il capitalismo, produttore di ricchezza, deve avere come obiettivo, se vuole sopravvivere, l’investimento del capitale realizzato nell’ impresa, fatte salve primariamente le remunerazioni di chi l’ha prodotto e gli obblighi di legge. Il potenziamento dell’impresa non può che avere un ritorno positivo sul “bene comune” che si identifica, in larga misura, con lo sviluppo della produzione e, in definitiva, con l’aumento del prodotto interno lordo nazionale.

- Comportamento umano e bene comune. Per essere felice l’uomo ha bisogno di una serie di esperienze affettive, ha bisogno di rapporti umani schietti, ha bisogno di sviluppare il suo pensiero e i valori etici del suo comportamento. La società migliore, e quindi anche l’impresa migliore, è quella che offre alle persone le migliori opportunità di vivere la loro umanità; non semplicemente quella che offre il massimo di ricchezza materiale, ma quella che offre il massimo di umanità. (Elaborazione a cura di Giuseppe Villani dall’intervento di Mons. Luciano Monari in occasione della conferenza di Piacenza del 12/5/2007).

 

 

D

Delocalizzazione e Bene Comune. Io credo che se accettiamo la delocalizzazione in una zona di prossimità rimanendo legati a un discorso di testa che è qui, questo lo possiamo fare. Se parliamo del bene comune dobbiamo preoccuparci del risultato globale (più figure professionali impiegatizie, quadri e dirigenti da noi, più operai nei Paesi del centro-est Europa). (dall’intervento di Mario Boselli in occasione della conferenza di Como del 18/11/2006). Affermazioni che implicano un concetto geograficamente allargato di bene comune; ne consegue una importante domanda: “un’impresa deve promuovere il bene comune solo nel proprio Paese d’origine o può scegliere in modo eticamente corretto di promuovere il bene comune di una comunità più allargata?”. (chiosa di Giuseppe Villani).

Delocalizzazione e Bene Comune. Quando si va lontano, si va via dal Paese allora è una logica più da multinazionale, è una logica più di tipo finanziario. (dall’intervento di Mario Boselli in occasione della conferenza di Como del 18/11/2006). In effetti le attività di puro tipo finanziario e gli utili che dalle attività di tipo finanziario derivano non partecipano alla promozione del bene comune. Quell’accostamento tra “logica da multinazionale” e “logica di tipo finanziario” sta però a significare che la delocalizzazione fatta per garantire la sopravvenienza dell’impresa è fatta ancora in una logica di difesa del bene comune; la delocalizzazione fatta per sfruttare ambienti e legislazioni più permissivi è per lo meno problematica. (chiosa di Giuseppe Villani).

Decisioni dell’Imprenditore ed il Bene Comune - Le decisioni in ordine alle iniziative economiche non devono essere regolate semplicemente sulla sola legge del mercato, perché la legge del mercato non attua la giustizia sociale.

 

 

E

-   Entrata in azienda: In azienda dovrete essere i primi ad entrare e gli ultimi ad uscire (elaborazione a cura del Dottor Villani, tratta dall'intervento di Michele Perini, in occasione della conferenza di Como del 18/11/2006).

Equità e Bene Comune – Nel Documento Conciliare GAUDIUM et SPES è detto: “L’uomo, usando dei beni creati, deve considerare le cose esteriori che legittimamente possiede, non solo come proprie, ma anche come comuni, nel senso che possano giovare non unicamente a lui, ma anche agli altri”.

 

 

F

Finalità e Bene Comune. Il principio in base al quale il lavoro e l’economia devono essere elementi finalizzati al bene comune sia l’imperativo categorico dell’imprenditore. Non si dimentichi che noi dobbiamo essere “come il mare che riceve acqua da tutte le parti e la torna a distribuire a tutti i fiumi” (A. Manzoni – Promessi Sposi).

 

 

G

-  Grande Impresa e Bene Comune. Le aggregazioni, anche le più grandi, sono favorevoli quando la concorrenza limita i loro effetti negativi; rischiano di essere perniciose quando prevale in qualche maniera una logica di mercato chiuso. (dall’intervento di Roberto Mazzotta in occasione della conferenza di Como del 18/11/2006). Quel “pernicioso” vale anche nei confronti della promozione o meno del bene comune. (chiosa di Giuseppe Villani)

Generosità.  Le formiche, è noto, sono caratterizzate da generosità e altruismo per il bene comune  della loro comunità. La formica è capace anche di sacrificare la propria vita in difesa dei suoi consimili.  Queste qualità le sono connaturate d’istinto. Per l’essere umano le cose non stanno così : l’uomo è istintivamente egoista e predatore. La generosità e l’altruismo, ordinati in vista del bene comune, l’uomo li deve imparare superando le proprie inclinazioni. E’ una fatica orientare le proprie azioni verso il bene della comunità : si richiede disponibilità, magnanimità, nobiltà d’animo ed anche un pizzico di intelligenza perché il “bene comune” è un capitale che ritorna, che alla lunga è vantaggioso non solo per chi riceve ma anche per colui che ha speso del proprio per attuarlo.

Godimento di un Bene Esclusivo e Bene Comune. La proprietà privata è il legittimo frutto del proprio risparmio. Tuttavia ciò che l’uomo possiede legittimamente deve giovare non solo a se stesso ma anche agli altri.

 

 

H

 

 

I

Impresa: Nella Centesimus Annus, Giovanni Paolo II dice che l’impresa è prima di tutto e soprattutto una comunità di uomini e afferma che il profitto è un indispensabile indicatore del buon andamento dell’azienda, ma non è l’unico. (elaborazione a cura di Angelo Manfredini, tratta dall'intervento di Giorgio Fiorentini, in occasione della conferenza di Como del 18/11/2006).

Imprenditore e il Bene Comune. In azienda dovrete essere i primi ad entrare e gli ultimi ad uscire. (Citazione di Perini padre dall’intervento di Michele Perini in occasione della conferenza di Como del 18/11/2006). L’azienda è parte della mia vita. (dall’intervento di Michele Perini in occasione della suddetta conferenza di Como). Il proprietario o comproprietario di impresa che spende la propria vita di lavoro in azienda contribuisce a tutelare il bene comune che l’impresa promuove con la propria esistenza e la propria attività. Il proprietario o comproprietario di impresa che si limita a percepire gli utili non dà lo stesso contributo; il suo apporto al bene comune si è esaurito con la sottoscrizione ed il versamento della sua partecipazione al capitale sociale. (chiosa di Giuseppe Villani)

Impresa e Bene Comune. Un’impresa che guadagna è una impresa che può dare più premi, un’impresa che può valorizzare le persone. (dall’intervento di Michele Perini in occasione della conferenza di Como del 18/11/2006). Dare più premi e valorizzare le persone anzichè distribuire più dividendi sono atti che promuovono maggiormente il bene comune. (chiosa di Giuseppe Villani)

- Impresa Comunità Lavoro. Il lavoro inteso come  espressione del singolo in un’attività organizzata è un valore in quanto tale. (dall’intervento di Michele Perini in occasione della conferenza di Como del 18/11/2006). E l’impresa in quanto comunità di lavoro per il solo fatto di esistere promuove questo valore e promuove quindi il bene comune. (chiosa di Giuseppe Villani)

Impresa e Mondo Politico. Far capire al mondo della politica che l’impresa non è una vacca da mungere, ma è un qualcosa che serve per rilanciare il Paese. (dall’intervento di Michele Perini in occasione della conferenza di Como del 18/11/2006). “Far capire al mondo della politica che l’impresa non è un luogo di sfruttamento dell’uomo, non è una organizzazione da penalizzare sul piano civilistico e fiscale, ma è qualcosa che serve per rilanciare il Paese”; così integrata l’affermazione acquista maggiore pregnanza. (chiosa di Giuseppe Villani)

Investimenti e Bene Comune. Realizzare investimenti che, assicurando l’avvenire dell’impresa, garantiscono l’occupazione ed eliminano le disuguaglianze e gli squilibri.

- Impresa. Il libero professionista, consulente di impresa, deve promuovere e sollecitare ogni azione che comporti la crescita dell’impresa. La crescita dell’impresa è presupposto determinante per tendere all’affermazione del “bene comune”.

Impresa, cliente del professionista. Il cliente del professionista è soprattutto l’impresa, prima che il proprietario. Questo però può voler dire che il professionista trovi talvolta contrapposizione tra quello che è l’interesse dell’impresa e quello che è l’interesse dell’imprenditore. Se il professionista si mette dalla parte dell’impresa, può essere d’aiuto anche all’imprenditore, perchè se un’impresa va bene cresce e non si ferma: questo è Bene Comune. (Elaborazione a cura di Giuseppe Villani dall’intervento di Guido Corbetta in occasione della conferenza di Piacenza del 12/5/2007).

Impresa e ricambio generazionale. Nella mia attività professionale io mi occupo in particolare di aiutare gli imprenditori a superare quella fase molto delicata del ricambio generazionale, questo da molto da fare in tema di statuti. Salvaguardare il Bene Comune e cioè lo sviluppo dell’impresa significa avere la capacità di costruire statuti che favoriscono compagini proprietarie coese, prevedendo anche processi di uscita a valori equi. (dall’intervento di Guido Corbetta in occasione della conferenza di Piacenza del 12/5/2007).

 

 

J

 

 

K

 

 

L

Lavoro e Bene Comune. Dobbiamo riprendere a insegnare ai ragazzi che il fare un lavoro e utilizzare le mani non è un lavoro di serie B, è un lavoro utile per il paese. (dall’intervento di Michele Perini in occasione della conferenza di Como del 18/11/2006). E prima ancora utile per sè e per la promozione del bene comune. (chiosa di Giuseppe Villani)

Liberismo e Bene Comune. Il padre del liberismo moderno, Adam Smith, dichiara che il conseguimento della massimizzazione del profitto è lo scopo del capitalismo. L’utile e la ricchezza sono gli unici parametri del capitalismo, il cui fine è di carattere esclusivamente economico, avulso da ogni principio di carattere morale. Solo la trasformazione dell’egoismo individuale in bene collettivo, ottenuta ridistribuendo la ricchezza con criteri di equità e giustizia, può attuare il “bene comune”.

Lavoro. Il lavoro svolto secondo norme eticamente autentiche, che si oppongono alla bramosia del lucro ed alla sfrenata cupidigia del dominio, tipiche dell’interesse individuale, non può che aprirsi al “bene comune” dell’intera società.

 

 

M

Moneta ed Bene Comune. Il denaro spinge a commettere ingiustizie, furti e frodi. Esso, se trasformato in idolo, induce a non vedere e a non ascoltare gli altri ed erige un muro fatto di prestigio, di maggiori possibilità, di consumi sempre più superflui. Il bene comune ne viene compromesso.

Merito, cardine dello sviluppo della società. Io credo che uno dei cardini della nostra società libera sia il merito. Bisogna fare ogni sforzo per rimettere al centro del Paese una politica educativa dove il merito sia premiato. Un contributo che i professionisti possono dare al Bene Comune ha a che fare con riforme che vadano nella direzione del merito e del mercato. (dall’intervento di Guido Corbetta in occasione della conferenza di Piacenza del 12/5/2007).

 

 

N

Natura  e Bene  Comune. La natura non può essere unicamente considerata come una risorsa da sfruttare, ma anche come un bene da tutelare. Essa è dotata di vita propria, del tutto indipendente da quella umana. Se l'uomo non vuole stabilire un rapporto correlato, interattivo, con la natura, il suo destino è segnato, perché la natura, inesorabilmente, si riprenderà ciò che le appartiene. Il rispetto della natura è, quindi, un imperativo assolutamente inderogabile che coinvolge tutti gli uomini.La natura è il supremo “bene comune” dell’umanità.

 

 

O

- Organismo Aziendale e Bene Comune. L’esercizio della proprietà privata và praticato con temperanza, per moderare l’attaccamento ai beni, con giustizia, per rispettare i diritti del prossimo, con solidarietà, con chi ha di meno.

 

 

P

-  Profitto: Il profitto fa parte del senso dell’impresa, è un elemento indispensabile. Però deve essere visto come uno strumento indispensabile, non come un fine esclusivo. (elaborazione a cura di Angelo Manfredini, tratta dall'intervento di Roberto Mazzotta, in occasione della conferenza di Como del 18/11/2006)

- Piccola Impresa e Bene Comune. Nel rapporto con le piccole imprese dovete valutare il progetto, la faccia, la capacità di chi vi chiede qualcosa. (dall’intervento di Roberto Mazzotta in occasione della conferenza di Como del 18/11/2006). La Piccola Impresa resta pur sempre un luogo di promozione del bene comune e la sommatoria del bene comune prodotto dalle piccole imprese vale quanto se non di più di quello delle grandi imprese. (chiosa di Giuseppe Villani)

- Profitto e Bene Comune. Il senso delle decisioni non può essere solamente la convenienza, non può essere soltanto l’immediato vantaggio; il senso delle decisioni è qualche cosa di più ricco e di più complesso. Il profitto è un elemento indispensabile, però per chi ha il senso della ragione delle scelte di impresa non può essere visto come un fine esclusivo. Il senso dell’impresa è quello di decidere un interesse comune insieme alla propria famiglia, insieme ai propri collaboratori, insieme ai propri clienti. (dall’intervento di Roberto Mazzotta in occasione della conferenza di Como del 18/11/2007). Concetti del tutto condivisibili in una logica di impresa attenta alla promozione non solo del bene dei propri azionisti, ma anche del bene comune. (chiosa di Giuseppe Villani)

- Il Profitto è il fine dell’impresa? Il fine generale dell’impresa è concorrere per molteplici vie alla promozione della persona umana. Il reddito non è il fine dell’impresa, ma è una parte del sistema dei valori. (Citazione di Masini dall’intervento di Giorgio Fiorentini in occasione della conferenza di Como del 18/11/2006)

- Il Profitto è il fine dell’impresa? L’impresa è prima di tutto e soprattutto una comunità di uomini e il profitto è un indispensabile indicatore del buon andamento dell’azienda, ma non è l’unico. (citazione di Giovanni Paolo II dall’intervento di Giorgio Fiorentini in occasione della conferenza di Como del 18/11/2006)

- Progresso e Bene Comune. Se la misura del giusto sta solo nel conseguimento del proprio profitto, è chiaro che l’introduzione di tecniche che prevedono la sostituzione della macchina all’uomo rende sempre più impellente l’eliminazione degli esuberi, bloccando il processo osmotico tra progresso e bene comune.

- Professionista. L’attività del professionista consulente d’impresa deve orientarsi verso la promozione degli interessi di quest’ultima, in contrapposizione con gli interessi individuali dei proprietari. L’indipendenza di giudizio del professionista nei confronti del proprietario è condizione indispensabile per l’apporto di quel brivido di bene che rende capace l’impresa di accogliere, accanto alla imprescindibile necessità del profitto, le istanze di solidarietà e di accoglienza dei valori etico - sociali, che soli possono condurre alla realizzazione del “bene comune”.

Professionisti e bene comune. Condizione perchè un professionista di buona volontà possa contribuire al Bene Comune che è rappresentato dall’impresa e dal suo sviluppo sono l’indipendenza di giudizio (perchè senza indipendenza di giudizio rispetto all’imprenditore un ruolo di professionista autonomo non c’è) e l’aggiornamento professionale (perchè maggiore è la complessità del sistema economico e maggiore dovrebbe essere la collaborazione tra professionisti nello studio delle situazioni e delle corrette normative). (Elaborazione a cura di Giuseppe Villani dall’intervento di Guido Corbetta in occasione della conferenza di Piacenza del 12/5/2007).

- Professionisti e bene comune. I professionisti aiutano il Bene Comune perchè danno alle imprese il mattone della conoscenza (parole con cui Amedeo Nigra ha chiuso la conferenza di Piacenza del 12/5/2007).
 

 

Q

 

 

R

- Rapporto tra la Persona, il Lavoro ed il Bene Comune. Il lavoro procede dalla persona che, operando, acquista dignità. Esso deve essere realizzato con gli altri e per gli altri e non contro gli altri.

- Risparmio fiscale. Il risparmio fiscale realizzato dall’azienda è indispensabile sia utilizzato per lo sviluppo aziendale, condizione assolutamente necessaria per la salvaguardia del “bene comune”.

Rispetto della persona. Non si può sacrificare il bene di qualcuno, quale che sia la condizione di vita, per migliorare il bene di qualcun altro e ciò per la fondamentale ragione che quel qualcuno è una persona umana. Il rispetto per l’uomo deve divenire condizione imprescindibile per ogni forma di sviluppo aziendale ed economico. (Elaborazione a cura di Giuseppe Villani dall’intervento di Amedeo Nigra in occasione della conferenza di Piacenza del 12/5/2007).

- Rispetto del lavoratore. Evitare comportamenti che non rispettano la persona del lavoratore e che, focalizzando l’attenzione solo sulla redditività, creano condizioni di lavoro insicuro e di pericolo, generando anche incidenti mortali. Il lavoro non deve essere considerato ai soli fini reddituali, ma va ritenuto soprattutto un valore per la crescita e la realizzazione della persona umana. (Elaborazione a cura di Giuseppe Villani dall’intervento di Amedeo Nigra in occasione della conferenza di Piacenza del 12/5/2007).

Rispetto della norma. Una delle maggiori difficoltà del nostro tempo è la mancanza o l’insufficienza di legalità. Sollecitare l’imprenditore al rispetto della norma è ciò che possono fare i professionisti nella loro veste di controllori interni, volontariamente designati. Per fare questo in modo corretto occorre spendere la maggior parte del tempo nello studio per fare fronte ai cambiamenti che ogni legislatura comporta. (Elaborazione a cura di Giuseppe Villani dall’intervento di Giuseppe Bernoni in occasione della conferenza di Piacenza del 12/5/2007).
 

 

S

Scelte imprenditoriali e Bene Comune. Questo è stato il motivo che effettivamente ci ha tenuto qua (che ci ha portato a non delocalizzare), nel senso che io non avrei mai voluto perdere parte di queste persone. (dall’intervento di Sonia Felice in occasione della conferenza di Como del 18/11/2006). Splendido esempio di scelta imprenditoriale orientata al rispetto della qualità dei collaboratori e non alla riduzione del loro costo (chiosa di Giuseppe Villani)

- Scelte imprenditoriali e Bene Comune. Queste sono delle cose veramente importanti per un imprenditore (l’interesse e la dedizione al proprio lavoro dei collaboratori), è qualcosa che ti stimola, ti sembra di poter arrivare ovunque e di poter fare veramente qualunque cosa. (dall’intervento di Sonia Felice in occasione della conferenza di Como del 18/11/2006). E’ questo il positivo ritorno della “felice” scelta richiamata al punto precedente. (chiosa di Giuseppe Villani)

Societa’ e Bene Comune - La società è un organismo che vive non di vita propria, bensì nella coscienza di ciascuna persona. Il lavoro moralmente autentico non ha quindi una destinazione esclusivamente personale, ma deve orientarsi anche al bene comune dell’intera società.

 

 

T

- Tecnologie da trasferire ai paesi poveri. Qualcuno disse che i grandi errori si presentano in forme nobili e grandi. Si pensa che dando ai paesi poveri le nostre tecnologie si commetterebbe un enorme errore, anche se questo errore si ammanta di eletti propositi. Agendo in questo modo è convinzione che si dà loro in mano lo strumento per non farci più continuare a vivere nei privilegi in cui attualmente ci manteniamo. In altri termini la solidarietà e, quindi, l’attuazione del “bene comune” nei confronti del nostro prossimo più bisognoso sarebbe per noi un vero e proprio suicidio. Disattendere in questo modo il principio morale del “bene comune” ci espone a situazioni sempre più complesse ed insostenibili, quale l’immigrazione in massa di persone disperate. E’ un grosso prezzo che dovremo pagare, ben maggiore della paventata cessione delle nostre tecnologie.

 

 

U

Utile e Bene Comune. Quale è l’elemento conciliativo tra utile, inteso come profitto, e bene comune ?. Il capitalismo non pensa all’amore per il prossimo, però produce qualcosa che serve al prossimo, quando quest’ultimo crede che avere più soldi, più automobili, più vacanze, più televisione sia ciò che si intende per bene. L’elemento conciliativo tra profitto e bene comune ha il fondamento nella legge morale che attinge la sua vitalità nella Fede. L’atteggiamento egoistico ed irrispettoso del principio morale non può che condurre ad un progressivo degrado dell’intera società. Altre nuove soluzioni non potranno che essere cercate in campo militare.

 

 

V

Valore della persona. Il valore della persona, che si esplica con le esigenze della vita spirituale ed  il senso della libertà, postula una società organizzata per il conseguimento del bene comune, operante  sia a livello del singolo individuo che all’intera comunità. La ricchezza economica non deve pertanto costituire un muro tra gli individui ma deve essere ripartita tra tutti gli individui, aiutandoli nel loro sviluppo umano ed economico.

- Visibilità del capitale umano dell’impresa. Oggi la ricchezza dell’impresa non si misura soltanto con dati di conto economico e di stato patrimoniale. O meglio, la si misura con voci di conto economico che denotano un certo capitale umano, intellettuale e relazionale. Un professionista oggi non può non pensare di aiutare l’imprenditore a dare visibilità, anche contabile, al tema del capitale umano e relazionale dell’impresa. (Elaborazione a cura di Giuseppe Villani dall’intervento di Guido Corbetta in occasione della conferenza di Piacenza del 12/5/2007).

 

 

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