Interventi.

La Redazione segnala.

U.C.I.D.

Gruppo Regionale Lombardo

Torna al menù principale

 

 

Interventi

La Redazione segnala:

"Il Bene Comune nella Dottrina Sociale della Chiesa"

Incontro UCID - Sezione di Piacenza del 30/1/2008

 

 

Riceviamo e pubblichiamo la relazione del Dottor Enrico Corti in occasione dell'incontro formativo UCID avvenuto il 30 Gennaio 2008 a Piacenza

 

Il bene comune nella Dottrina Sociale della Chiesa.

 

 

Il metodo della Dottrina Sociale della Chiesa.

E’ il cammino della comunità cristiana nel vivere sociale, è la sintesi del discernimento tra i segni del regno di Dio che viene e la Parola di Dio che ci precede, non è documento dogmatico, perché la storia che procede è spazio e tempo del divenire, del mutamento costante e in essa i credenti vivono non come etnia a parte, ma mischiati come sale e lievito e splendenti come luce sul moggio.

La Chiesa periodicamente si ferma e raccoglie l’esperienza dei tanti credenti che vivono nella storia e dice il bene dell’uomo in quel tempo: dice cosa è vita e morte, bene comune ed egoismo, democrazia e assolutismo, tenta di dire ciò che è irrinunciabile e assoluto nel relativismo degli eventi che mutano.

Inutile cercare una coerenza assoluta : la parola democrazia era demonizzata nel diciannovesimo secolo e assolutizzata nel ventesimo secolo……. Non sempre è facile anche per la Chiesa intravedere nelle nebbie della storia.

La novità della DSC dal 1960 è l’annuncio della santità dei laici : si diventa santi nel mondo e non nonostante il mondo. Si completa così la dinamica comunitaria che permette ai Pastori di dire il bene comune nella storia grazie alla testimonianza dei laici che cercano il bene comune quotidianamente.

Nascono i movimenti, le diverse teologie esito delle diverse anime della ecclesialità, la capacità di esprimere più puntualmente e attualmente il bene comune, ma anche la dialettica interna alla Chiesa che proviene dalla non assolutizzazione del principio di autorità rispetto alla libertà di coscienza dei laici credenti orientata dal discernimento comunitario.

 

Il bene comune nella Dottrina Sociale della Chiesa.

Nella DSC il bene comune (rinvio alla definizione del Compendio) è termine decisivo e fondamentale per l’azione dei laici impegnati nella quotidianità del lavoro, della politica, dell’agire sociale. Vi sono elementi fondamentali per definirlo e non vi è elemento univoco. Nasce dalla continua ricerca e dalla dialettica attorno a contenuti per certi aspetti contradditori.

 

La realizzazione della persona.

La persona è individuata nella sua verità trascendente, come immagine di Dio e quindi ontologicamente orientata alla verità, all’eternità. Ma è anche l’uomo concreto, reale, quotidiano. Nella Redemptor Hominis Giovanni Paolo II indica nell’uomo concreto la via della Chiesa, non l’uomo “come noi lo desideriamo” : il bene comune non può prescindere dall’annuncio della fondamentale dignità della persona nella sua verità rivelata e nella sua condizione di vita reale. Di qui la dialettica tra condizioni storiche e principi assoluti sulla verità della persona, dialettica che porta anche i cristiani alla fatica di coniugare principi e reale.

 

La relatività degli interessi rispetto al bene comune.

Il personalismo cristiano comporta la valorizzazione di una scala di priorità per cui una visione solo economica o politica o sociale o culturale dell’uomo porta alla riduzione della dignità dell’uomo ad aspetti settoriali, sia pur importanti. Il bene comune per la DSC non è l’equilibrio tra diversi interessi, ma la priorità dell’interesse della persona, che richiede interventi sociali, economici, politici. Il PIL non è il bene comune, anche se ne costituisce indicatore importante.

 

La priorità dei beni comuni.

Vi sono però beni – non interessi – senza i quali non può sussistere bene comune e quindi dignità e crescita della persona. Di qui l’insistenza sulla necessità di un lavoro stabile, della promozione della vita nascente, di condizioni dignitose di vita, della casa, della giusta retribuzione, di una educazione libera, del rispetto della coscienza religiosa non ridotta a fatto privato, dell’importanza della ricerca, della iniziativa privata, della proprietà contemperata dalla universale destinazione dei beni.

 

La comunità.

Il bene comune comporta la acquisita convinzione che la persona cresce perché vi è una comunità, un intreccio di relazioni private e sociali. Di qui la costante ricerca sul valore della comunità nella sua dinamica sociale, civile e istituzionale. La DSC ha sempre criticato le derive liberiste e marxiste perchè assolutizzano l’individuo o la comunità, mentre bene comune è il bene dell’individuo in una comunità e il bene di una comunità di individui. Conseguenza è il concetto di responsabilità per cui ogni persona concorre al bene comune in una comunità, ove deve e può assumere ruoli definiti in una organizzazione sociale e giuridica che rispetti detta dinamica. Possiamo a questo dire che “personalismo comunitario” è la vera identità della DSC.

 

La polis.

Da ultimo il bene comune deve essere oggetto di promozione e sostegno della comunità politica, attributo naturale e fondamentale di una comunità di uomini. E’ la dimensione organizzata della comunità, ove prioritari sono la valorizzazione e la difesa della originaria dignità non solo della persona, ma delle formazioni sociali e in primis della famiglia naturale come luogo decisivo per la crescita della persona. Il bene comune è quindi in certo senso bene appartenente alla natura umana sempre da riconoscere e quindi lo Stato con le sue leggi deve riconoscere e non costituire il bene comune. Conseguenza organizzativa di forte attualità è la promozione della sussidiarietà non solo verticale ma soprattutto orizzontale.

 

La democrazia.

Le forme istituzionali sono ultimo tassello della definizione di bene comune. E’ nel dna della comunità cristiana il principio di realtà, per cui la politica e quindi l’organizzazione statale e comunque istituzionale fanno parte delle cose “penultime” rispetto al bene dell’uomo che non si realizza su questa terra. La democrazia è individuata come la forma giuridica più realisticamente adatta a promuovere quel bene comune nella civiltà attuale, pur riconoscendone i limiti e spingendo sempre i laici a individuare nuove forme. In certo senso il cristiano è insieme conservatore e progressista, ha una anima sociale talmente poliedrica che corre dalla esaltazione della massima giustizia alla difesa massima della individualità, che a fatica si immedesima in una parte. D’altra parte la cattolicità promuove bene comune in tutto il mondo e ogni parte del mondo ha storie e culture diverse, che esigono modi diversi per coniugare la medesima verità.

 

L’attualità italiana e la ricerca della Chiesa sul bene comune.

L’ultima riflessione della Chiesa italiana sul bene comune è stata condotta nel 2006/2007 tra i Convegni di Verona e di Pisa, con la partecipazione di tutte le componenti della comunità cristiana in Italia, che hanno individuato nella carenza di bene comune il fondamento della crisi della società italiana e il campo prioritario di impegno dei cattolici italiani.

La ricerca corre in quattro direzioni per formulare il bene comune in Italia, oggi.

 

  1. Nuove proposte per l’azione politico-economica nella società post-moderna

L’azione politica-economica che viene prospettata passa attraverso la riproposizione della persona umana nella sua identità antropologica e religiosa uscendo dalle strettoie della laicità intesa come separazione e messa in crisi dalla pluralità e globalizzazione.

La democrazia rappresentativa si basa su un modello formale e procedurale incapace di dare sostanza alla società civile, per cui occorre avviare una democrazia deliberativa, fondata sul principio sostanziale della convinzione e autocorrezione in vista di decisioni aderenti alla società civile e nella realizzazione di una sussidiarietà positiva.

Il principio di fraternità integra il principio di solidarietà fondato solo sul concetto di interessi e supera un mercato di beni utili, in vista dello scambio di beni gratuiti, ove l’indicatore è la felicità e non solo il profitto. La finanza etica e la microfinanza sono gli strumenti innovativi sia pur limitati per rendere civile il mercato.

 

  1. La riformulazione dello stato sociale

Lo stato sociale attuale guarda ai bisogni concreti nell’ambito dell’equilibrio tra competizione di mercato (lib) e controllo politico delle disuguaglianze (lab): per perseguire un nuovo welfare dobbiamo guardare i bisogni reali, ridefinendo il benessere non concepito come puramente materiale, utilitaristico e individuale, ma considerando la centralità della persona integrale, delle sue relazioni di mondo vitale, delle sue formazioni sociali. Sono i beni relazionali da promuovere e sostenere: è il welfare societario e plurale, la personalizzazione del welfare, la società della sussidiarietà solidale.

 

  1. Le prospettive e il superamento della biopolitica

Il superamento della biopolitica come totale presa in carico e gestione integrale della vita biologica da parte del potere, ove l’humanitas è prodotto e non presupposto della prassi, riconoscendo invece il valore intrinseco , pre-politico, del bios, rifiutando la qualificazione pubblica della categoria biologica ( in primis la vita e la morte ) , superando il concetto di diritto individuale e riproponendo la categoria sociale e giuridica di fragilità.

 

  1. Educazione al bene che forma e che accomuna.

L’educazione al bene comune è messa alla prova da una cultura sedotta dalla interpretazione individualistica della autonomia, dalla contrazione degli orizzonti temporali con la lusinga dell’immediato, dalla neutralizzazione di ciò che accomuna. fino alla dissociazione tra sfera pubblica e sfera privata. L’appello alla autonomia domanda una cultura e una prassi della partecipazione in termini di relazioni verticali e orizzontali, la domanda di autenticità immediata richiede recupero della memoria e ulteriorità della speranza per ampliare l’orizzonte temporale, la fragilità del bene comune esige un comune alfabeto dell’essere e del bene pur nella pluralità dei linguaggi e delle culture, a partire dai beni della vita e della pace (far pace con la vita e far vivere la pace).

Far riscoprire la vocazione formativa della comunità cristiana in termini di itinerari formativi popolari, spendibili, ordinari, quotidiani.

 

 

Operare per il bene comune.

La cultura che la comunità cristiana esprime è qualificata e innovativa : sa leggere in modo originale la crisi della nostra società ed esprime non giudizi, ma percorsi di ricerca intellettuale e comportamentale che fanno leva sulla persona, sulla relazione, sul rinnovamento delle istituzioni in modo più aderente alla domanda di partecipazione e benessere (felicità) della società civile.

Occorre originare spazi ove superare il divario classico degli anni ottanta tra mediazione e presenza, ma piuttosto accelerare la libertà di esprimersi in molte anime e soggettività, soprattutto da parte dei laici. Esiste un modo positivo per uscire dalle strettoie delle identità contrapposte di destra e di sinistra e che la comunità può sperimentare se solo libera voci laiche.

Il percorso formativo è una scelta sociale e civile e non solo pastorale, anzi la ricerca culturale sui temi sociali è contenuto di pastorale, uscendo da una superata contrapposizione tra pastorale e impegno sociale.

La comunità cristiana che appartiene all’area sociale della pastorale è cosciente della sua minorità sociale, ma proprio per questo esprime positività nella ricerca di dare ragione delle proprie convinzioni senza tranciare scomuniche o dichiarare sogni di supremazia sia pur morale.

Fondamentale è la vivacità delle associazioni sia nella dialettica ecclesiale sia come soggetti sociali e civili nella dinamica della sussidiarietà orizzontale.

 

Piacenza,30 gennaio 2008

Incontro formativo dell’UCID

Enrico Corti

 

 

 


Interventi

 

U.C.I.D. Gruppo Regionale Lombardo

Via Bigli n. 15/A 20121 Milano tel. 02/76020049

Chi siamo - Iniziative - Immagini - Link - Mappa

 

Torna al menù principale