"IMPRESA E BENE
COMUNE:
L'UCID PROPONE
LE REGOLE DEL BENE COMUNE"
Le regole del bene comune
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Secondo il pensiero più volte espresso
dalla Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica, il “bene comune”
costituisce un preciso criterio guida di carattere generale. In
base a questo pensiero, infatti, il profitto (e, quindi,
l’attività economica in senso lato) sarà giusto, solo quando e
solo se, l’attività economica abbia incrementato il bene comune.
Questo primo principio andrà tenuto presente, in ogni ulteriore
valutazione per la sua modernità e attualità.
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Ricevuto, così, con il concetto di bene
comune, un criterio guida di carattere generale, si evidenzia
subito la necessità di offrirne una definizione sintetica, proprio
per poter diffondere e condividere il messaggio, con semplicità.
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Ora, tentando una possibile sintesi,
occorre dire come nel concetto bene comune debbano rientrare
anzitutto tutte le entità materiali necessarie alla vita
dell’uomo, come il sole, la terra, gli animali, la flora, senza
dimenticare anche le entità elaborate dal diritto e dall’economia,
come le proprietà, le comunità internazionali, nazionali, le
istituzioni, le borse valori e le imprese. Ma, soprattutto,
occorre dire come per bene comune, si debbano intendere tutti i
benefici immateriali che danno all’uomo un appagamento spirituale,
come i sentimenti, l’ingegno, la famiglia, l’amicizia, la pace, la
cooperazione.
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Chiarito quanto precede, bisogna subito
dire come l’uomo sia il cuore pulsante e il “centro”, del bene
comune. In pratica, come Nostro Signore è il motore del creato, in
cui ha instillato i meccanismi della vita, così l’uomo, fatto a
immagine e somiglianza di Dio, ha un ruolo centrale e primario,
nella organizzazione e nella valorizzazione del bene comune, in
quanto soggetto promotore e contemporaneo oggetto destinatario,
del bene stesso.
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L’uomo ha appunto il compito di
realizzare il bene comune e, per far questo, dovrà adottare le
azioni utili a produrre la cooperazione, la pace, la migliore
economia, l’organizzazione sociale, con lo scopo di rendere
vantaggiose per tutti, le proprietà, gli enti pubblici, le imprese
e il mondo economico in generale.
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Nel loro lavoro, gli operatori dovranno
ispirarsi all’opera del Creatore che ha impresso nella natura, le
“speranze”, le aspirazioni e i meccanismi, con cui i singoli beni
vivono, si rinnovano e si combinano tra di loro. Il bene comune
realizza se stesso, appunto, quando le speranze e le aspirazioni
individuali, impresse dal Creare in ciascuna individualità, si
soddisfano reciprocamente, cooperando e interagendo.
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Per orientare il bene comune, bisognerà
utilizzare come leva, le leggi, i provvedimenti e le azioni, che
siano in grado di raccogliere e di comprendere le speranze
dell’uomo ossia quei mezzi che siano in grado di rendere sempre
meno ardue e sempre più facili le attività che realizzano il bene
comune, utilizzando, appunto come leva, la incentivazione e la
comprensione antropologica delle aspettative dell’uomo.
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Storicamente l’impresa è la più grande
produttrice di beni e servizi utili alla collettività, come i
medicinali, gli alimenti, i trasporti, gli ospedali, nella cui
produzione ha sviluppato i più avanzati metodi organizzativi,
ragion per cui occorrerà tenere presente questo fenomeno e queste
capacità dell’impresa, nelle proprie valutazioni, sui metodi da
utilizzare.
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L’impresa non è di per sé contrapposta
alla solidarietà proprio perché, oltre a detenere tanti primati,
risulta essere la effettiva creatrice dei beni utili alla
solidarietà: proprio per questo valorizzando prioritariamente le
imprese che sono orientate a realizzare il bene comune e a creare
beni e servizi di sostentamento dell’uomo, significherà ottenere
un giovamento diffuso a favore di tutta la collettività.
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Non tutto il bene comune dipende dagli
imprenditori e questo va detto proprio perché, a proposito della
solidarietà, si rivolgono le proprie esortazioni, quasi sempre e
solo all’impresa, mentre al contrario, tutti gli operatori in
genere saranno chiamati a collaborare e a lavorare per la
realizzazione del bene comune e, soprattutto, per il miglior risultato
generale.
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Per contribuire a loro volta alla
migliore realizzazione del bene-comune, anche lo Stato e le
istituzioni pubbliche, nel rispetto e nella valorizzazione del
criterio della sussidiarietà, dovranno compiere le innovazioni
necessarie, attuando quelle metodologie che la gran parte delle
imprese hanno ormai collaudato da anni.
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